Bubbles, con aria scarsamente soddisfatta, si siede su una sedia mentre io mi allungo accanto a lei sul divano… e improvvisamente lo agguanta, ed è come se il mio povero cazzo fosse rimasto preso dentro una specie di macchinario. Vigorosamente, per usare un eufemismo, comincia la tortura. Ma è come tentare di masturbare una medusa.
- Che ti prende? - chiede alla fine - non riesci a venire?
- Di solito ci riesco.
- Allora smettila di trattenerti.
- Mica mi trattengo. Ci sto provando, Bubbles…
- Perchè adesso conto fino a cinquanta, e se per allora non sei riuscito non è colpa mia.
Cinquanta? sarò fortunato se ce l’avrò ancora attaccato al corpo, a cinquanta. Vacci piano, vorrei urlare. Non cosi forte attorno alla cappella, per cortesia!…
“undici, dodici, tredici”… e dico tra me e me: grazie a Dio tra poco sarà finita… stringi i denti ancora una quarantina di secondi… ma contemporaneamente al sollievo, ovvio, sopraggiunge la delusione, ed è cocente: non ho sognato altro, giorno e notte, da quando avevo tredici anni. Finalmente, non più una mela senza torsolo, non più una bottiglia del latte vuota e spalmata di vaselina, bensì una ragazza in sottoveste, con due tette e una figa… e i baffi, ma chi sono io per fare lo schifiltoso? Ecco di cosa ho tanto fantasticato…
E subito mi viene in mente il da farsi. Dimenticherò che a straziarmi è il pugno di Bubbles: immaginerò che sarà il mio! Cosi mi metto a fissare il soffitto e invece di fingermi di farlo con qualcun altro, come mi succede sempre quando me lo meno, fingo di essere io a menarmelo.
E comincia subito a fare effetto. Disgraziatamente, tuttavia, sto per raggiungere l’attimo culminante allorchè la giornata lavorativa di Bubbles giunge al termine.
- Okay, finito, - dice “cinquanta” e si ferma!
- NO! - urlo - ancora!
- Senti, io ho già stirato per due ore, sai, prima che arrivaste voialtri…
- SOLO UN ALTRO! LA PREGO! ALTRI DUE! PER PIACERE!
- N-O!
Al che incapace, come sempre, di sopportare la frustrazione e il disappunto, allungo la mano, lo acchiappo e SPRUZ!
Dritto nell’occhio però. Un’unica botta a mò di scudisciata della mano del maestro, e la schiuma erompe con forza. Le chiedo, chi è capace di menarmelo meglio del sottoscritto?

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