Tenendo l’ascia alta nella mano destra dapprima cercai di immaginarmelo: il braccio che cadeva giù con una curva sciolta, giù, e il colpo, lo spezzarsi, e io che lasciavo che la lama affondasse giù fino a dove lo slancio del colpo si ferma. Sshh, silenziosa, stordita, sognante, la ragazza cade, sshh, si rovescia e si inclina e cade, qualcosa è stato colpito, legname, è finita, ha un taglio nella gambe, sanguino su tutta la moquette, ma c’è l’asciugamano! E c’è mio padre! E quando all’ospedale di vetro qualcuno farà domande, mentre provano a curare la mia ferita incurabile, quando mi chiederanno concitatamente cos’è successo, io risponderò con voce chiara: mi sono fatta a pezzi.
E allora, per un pò, sarò sulla bocca di tutti in ospedale. Il mio miglior periodo di fama.
[O.P] Bello. Non fantastico come qualcuno me l’aveva dipinto. Bello e molto “new american”. Mentre leggevo mi venivano in mente Lypsite, Eggers, Lethem e la July. Un pò mi stanca la troppa fantasia, la troppa poesia. Quando lo scollamento con la realtà serve solo a creare atmosfera, quando le situazioni sono spinte in cerca dell’originalità a tutti i costi e i personaggi sono da favola buffa: Bender mi stufa. Ma è un bel romanzo che consiglio agli amanti dei suddetti autori.

1 comment
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22 Ottobre 2007 a 1:54 pm
Jonn
cool