CRONACHE MARZIANE (R. BRADBURY)

Fino a un istante prima era ancora inverno nell’Ohio, le porte chiuse, i vetri delle finestre ricoperti di brina, stalattiti di ghiaccio a frangia d’ogni tetto, bimbi che sciavano sui pendii, massaie dondolanti come grandi orsi neri nelle loro pellicce sulle vie gelate.
E a un tratto una lunga onda tiepida era passata sulla cittadina. Una marea d’aria calda, quasi che qualcuno avesse lasciato aperta la porta di una panetteria. Il calore pulsava tra le casette, i cespugli, i ragazzi. Le stalattiti di ghiaccio si distaccavano, rovinose, e, in frantumi, si scioglievano rapidamente. Le porte si spalancavano. I vetri delle finestre si alzavano impetuosi. I ragazzi buttavano via gli indumenti di lana. Le massaie si spogliavano delle loro pelli d’orso. La neve si scioglieva a mostrare la verde antica prateria dell’ultima estate. L’estate del razzo. La gente si sporgeva di sotto le verande gocciolanti a spiare il cielo che s’arrossava.

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2 Risposte

  1. da wikipedia: “Una delle letture più classiche di Cronache marziane è che in questa serie di racconti Bradbury ha raccontato la storia dell’America: Marte è per i terrestri ciò che l’America è stata per gli europei; i marziani sono gli indiani (o nativi americani che dir si voglia).” Se questa interpretazione è vera, dopo pochi racconti, i marziani-americani appaiono ignoranti, aggressivi, depressi ma “padroni dell’universo”…

  2. Com’e’ come non e’, non esiste un Bradbury italiano.

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