DA VECCHI DIARI: PERSI – 14.5.99

Ricordi?
Stavamo seduti in macchina proprio di fronte casa mia,
la strada era silenziosa, solo la luce dei lampioni le donava vita
sembravamo soli nel mondo.
Si parlava senza guardarci dei giorni trascorsi a scuola
però senza accennare alla delusione per la nostra storia mai nata,
quel sentimento sconosciuto e incontrollabile,
soffocato dalla paura e dalla mia maledetta timidezza,
che successivamente abbiamo sotterrato con l’amicizia:
splendida scusa capace di spegnere le scintille di un amore giovanile.

Durante quella notte le parole servivano solo ad arginare i fiumi delle nostre vite,
ormai paralleli e sconosciuti,
ma col tempo le frasi iniziarono a mancare
e all’interno dell’abitacolo il silenzio cominciò a soffocarci;
mascherammo il disagio con sorrisi precompilati e battute stupide,
senza nessuna confessione su quanto ci sentivamo tristi e soli
perchè dovevamo apparire grandi amici felici, ancora e per sempre.
Quanto si è stupidi a diciott’anni!

Ma la malinconia irrefrenabile ci avvolse insieme all’afa estiva
e la luna pareva guardarci con un sorriso bonario
Mentre tu dicevi: “la lontananza non può spegnere un’amicizia”
e mentre parlavi forse ne eri davvero convinta.
Erano mesi che non ci vedevamo e i tuoi capelli rossi,
il tuo nuovo accento e i modi di fare
mi fecero quasi uno sgambetto.
Eri cresciuta molto rispetto a me.
Portavi facilmente la responsabilità di vivero sola e lontano,
io invece nemmeno lo sognavo.

In un lampo il cielo si oscurò inverosimilmente
a quel punto la luna sembrò stanca di noi
ti accesi un’altra sigaretta dicendo che avresti dovuto smettere,
io ascoltai appena e restai in silenzio guardandoti riflessa nel vetro
all’improvviso ti vidi scomparire dietro il fumo di un tiro
e in quell’istante avrei voluto parlare, rompere la scorza di timidezza che mi opprimeva,
e dirti: “le nostre vite hanno preso strade diverse, perchè ne abbiamo cosi paura?”
ma tra le labbra non si formò nessuna domanda.

Al primo rintocco giornaliero della campana
sentimmo dei passi lontani risuonare per la via
i nostri occhi impauriti finalmente si incontrarono
sembravano parlarsi
loro si, che erano sinceri.

Bastò un attimo per spiegare il dilemma nascosto.
Poi di scatto fissai lo specchietto retrovisore,
tu facesti lo stesso con un altro accessorio,
mai mi sono sentito cosi vicino al vuoto.
Presi coscienza che tutto era cambiato.

Ti raccontai gli ultimi mesi con un saluto,
due baci di rito
e inutili promesse di arrivederci,
ripetute a memoria.

A casa accesi subito lo stereo.
La musicà riempì la stanza buia di amara nostalgia.
Sdraiato sul letto non avevo pensieri, tantomeno sonno
e ancora oggi mi capita, come allora
di sentir salire in me una strana sensazione, fino alla gola,
come se quella sera, in quell’auto, avessi lasciato qualcosa a cui tenevo veramente,
e solo oggi mi rendo conto cosa fosse,
ora che non ti sento da sette anni e non mi manchi.

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Una Risposta

  1. Anni fa, molto è cambiato da allora. Oggi questo pezzo lo scriverei in modo diverso, forse peggio.
    E non provate a capire chi è il destinatario femminile di queste righe, chi legge il blog non può conoscerla. Ere diverse.

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