ME NE ANDAVO DA QUESTA MILANO

Ho sognato, spesso anche ad occhi aperti, che me ne andavo da questa Milano
di code in auto e ore perse a cercar parcheggio sotto la pioggia, di parchi usati solo da extracomunitari che, loro sì, sanno cosa vuol dire comunità; Di strade affollate ma nessuno che ti guarda in faccia, di tubi di scappamento nell’ora di punta, di metropolitane, autobus, filobus, tram ma come cazzo ci arrivo in bicocca?
Me ne andavo da questa Milano triste e raggomitolata su se stessa, dove se non hai l’auto blu non fai 5 metri senza doverti fermare, delle biciclette e dei motorini sui marciapiedi, del lavoro e del divertimento a tutti i costi. Me ne andavo lontano dal duomo, dai navigli senza nemmeno più l’acqua, dalle cartomanti di brera, dall’inutile Scala, dalla Centrale brulicante di sconfitte e dal sacro concetto di San Siro. Icone. Carte lanciate sul tavolo senza cura, assi svalorizzati da un’enorme quantità di 2 di picche.
Me ne andavo con una lacrima in più in tasca, via dai semafori  “che c’hai moneta?”, via da quel manto grigio steso sopra le teste, via dai cartelloni pubblicitari e fashionweek – designweek – happyhour – party. Basta con i cinema a 7 euro e le mostre a 9, e la cucina giapponese, thailandese, afro e indiana.
Me ne andavo senza meta negli occhi solo per abbandonare gli affitti e le rate, le menzogne e le illusioni di questa Milano beffarda.
Questa Milano del “ue figa” “non vorrai mica uscire sabato sera!” “facciamo l’aperitivo?” “domani vieni all’inaugurazione?”. Milano inquinata non nei polmoni ma nella testa, succube del suo stesso gioco ormai incapace di smettere di farsi del male.

Ho sognato, e sogno ancora, di andarmene da questa Milano che ridicolizza la fatica quotidiana, per paura di vederla un giorno, in ginocchio, sfinita e stanca di se stessa.

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5 Risposte

  1. Secondo te a cosa mi serve in realta’ lo scooter?

  2. ahah.. dici che quindi è tutta colpa del mio tir?

  3. Ringrazio per “gentile” concessione del soggetto di questo post: Lorenza Gottardo. 😛

  4. Lontano lontano
    oltre Milano
    oltre i gasometri
    oltre i manometri
    oltre i chilometri
    e i binari del tram
    Lontano lontano
    molto lontano
    oltre l’acqua corrente
    e l’elettricità
    Là voglio arrendermi
    in braccio a una musica
    che chiude il discorso
    delle affinità
    forte petomane
    scritta dal diavolo
    in spregio evidente della civiltà
    Forse tu non mi amerai
    mi incontrerai
    sorriderai
    ma non mi amerai

    Paolo Conte – molto lontano

  5. molto bella. grazie

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