IL PIATTO PIANGE (P. CHIARA)

Mamarosa, con la vocina spenta che le era venuta (forse perchè aveva pianto per la prima volta dopo l’infanzia) disse:
“Nù mai fa del mal. U fà sto mestè… Se podevi fà, se potevi fà cosè? Sunt nasùda.. sunt cressùda in di casott… Ma nù mai fà del mal… ho jutà tanta gent. El Signur el me perdònna… l’à di lù, el Prevost… che l’è de Milan… còmpagn de mi.”
L’Agnese  approvava con la testa, la Bambina stringeva le labbra. Le ragazze piangevano: o, almeno, avrebbero dovuto piangere, a quell’epitaffio che Mamarosa si scolpiva lentamente, con la voce fioca, nell’aria pesante della stanza.
Dalla vicina Chiesa del Carmine, dopo che Mamarosa ebbe detto “còmpagn de mi”, quasi intendendo che da quella gran città veniva tutto, il male e il bene, senza colpa, cominciarono a suonare pochi tocchi di quella campanella che pare di ferro tanto è scarsa di eco. Era il Prevosto, che arrivato alla Prepositurale aveva spedito il sacrista al Carmine per dare un saluto a chi sapeva lui. Gliel’aveva chiesto Mamarosa.
“Famm sunà L’ingunìa, al Càrmen, che ghe tègni…”

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2 Risposte

  1. cercavo qualcosa da leggere in velocità. Una settimana. Prima di partire senza lasciare nulla a metà (malato, malato, malato). Ho pescato dal comodino Piero Chiara. Che meraviglia! Non è tutto in dialetto, ma non ho resistito a trascrivere questo pezzo stupendo. Peccato per i non milanesi, comaschi, varesotti che non capiranno

  2. ehm.. ci sto lavorando su..

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