MEMORIE DI UN ARTISTA DELLA DELUSIONE (J. LETHEM)

Il numero di libri che possiedo  cresce cosi costantemente che si rende necessaria una cernita altrettanto costante: se vengo meno a questa pratica rigorosa, si verifica una vera e propria eruzione vulcanica. Mi sono anche murato vivo in mezzo alla musica: prima a forza di vinili, poi di cd. Le mie case sono sempre state incredibilmente dense di informazioni, come capsule di sopravvivenza dopo la guerra nucleare, o modelli ingranditi dell’interno del mio cervello. Questo – la stanza come cervello – è un paragone di cui mi sono spesso servito per descrivere le stanze altrui, ma ho cominciato a usarlo per il sospetto di aver esteriorizzato io per primo il contenuto del mio cervello, a beneficio di chiunque fosse interessato a guardarlo.
La verità più semplice, e forse più profonda, sta nel paragone che agli altri viene più immediato: che cioè questi imperi di dati immagazzinati costituiscano un castello, un’armatura o un guscio dentro cui nascondere la parte più delicata di me. Il mio esoscheletro di libri ha conosciuto i suoi picchi di arzigogolate protuberanze e proliferazioni disordinate nei momenti di crisi vissuti in solitudine…

info sul libro

[O.P.] Conosco davvero molti, oltre a me, che vivono in un bunker di dati, siano questi film, foto, libri, quadri. E quando vado a casa loro sto bene, mi sento in un ambiente familiare, accolto e protetto da subito.

p.s. Il libro è fantastico ma ne parlerò nel prossimo post.

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