IL DOPO LETHEM E LA SUA DELUSIONE

Non me ne sono neppure reso conto, ma al terzo giorno ho sfogliato l’ultima pagina. Finito. Pensavo di essere in un momento di scarse letture invece ho letto al parco, in coda alla posta, nella pausa pranzo, in attesa di un appuntamento, prima di dormire e cosi 350 pagine si sono esaurite in un paio di giorni. Ho scoperto Jonathan Lethem per puro caso seguendo l’istinto in un sabato pomeriggio. Con in mano la solita lista di titoli mi aggiravo tra i corridoi del Libraccio di porta genova fino a scovare tra le nuove uscite “Memorie di un artista della delusione”; bel titolo ho pensato ma, quello che mi ha convinto a comprarlo è stata la copertina: un cono gelato caduto a terra – in cui la pallina di gelato verde giace semi sciolta lontano dal cono. Una sintesi perfetta del concetto di delusione. Inoltre l’edizione minimum fax è quasi una garanzia.
Comprato e come detto, letto in un paio di giorni. Tra l’altro numerose sono le sottolineature e le pieghe agli angoli, indice della presenza di numerose pagine davvero interessanti.
Va detto che “Memorie” non è un romanzo ma è una autobiografia composta da sette saggi (più una bonus track finale). Si passa dall’amore per i fumetti, alle influenze musicali, dalla vita del padre pittore alla morte prematura della madre: scritto con uno stile semplice ma mai banale. Per molte pagine ho pensato che Lethem è arrivato dove sono arrivato io (che azzardo!) con una decina di anni di anticipo ed è capace di raccontarlo come io non potrei neanche immaginare.
Poche volte mi è successo di appassionarmi ad uno scrittore tanto da voler leggere TUTTO quello che ha scritto, e da quanto mi ricordo, è sempre successo dopo un periodo di scarsa soddisfazione letteraria. Una passione sfrenata quale conseguenza di un periodo arido, come se la ricerca fosse finalmente finita ed ora è giusto sbronzarsi per festeggiare.
E le poche volte che è accaduto questo fenomeno maniacale è stato quando ero più giovane e più incline all’enciclopedismo, il primo fu Oscar Wilde, poi Saint-exupery, Herman Hesse, WU ming, Calvino, più recente invece è John Fante. Questa è la volta di Lethem? Tutti i presupposti ci sarebbero ma nella mia testa ronza una strana idea sempre più insistente, quella di non leggere mai più niente di Jonathan Lethem.
Il titolo dell’autobiografia nasce da una semplice considerazione dell’autore che Quando si è innamorato artisticamente di qualcuno, con il passare del tempo ne è rimasto immancabilmente deluso. Questo come conseguenza di una crescente consapevolezza dell’arte, delle tecniche e dell’uomo. Lethem è rimasto folgorato da Kubrick in gioventù per poi rendersi conto che Kubrick, a suo dire, era troppo perfetto e calcolatore e quindi poco incline alle sfumature psicologiche. Lethem ama Dick anche se nel momento in cui lui stesso è diventato uno scrittore si rende conto che DIck “ha scritto troppo”, di molti romanzi se ne poteva fare a meno. E infine amava i “talkin Heads” per poi a distanza di anni ridere della sua passione per una musica sempliciotta e troppo legata al suo tempo.
Ecco dove nasce l'”artista della delusione” del titolo, cioè dalla capacità dell’autore nella propria vita di creare il presupposto per ricevere una cocente delusione. Innamorarsi convulsivamente prima, e poi analizzare freddamente la realtà e rendersi conto che tutto è stato sovraesposto ed enfatizzato.

Non leggere più Lethem sarà difficile ma il fatto di non essere ancora passato in libreria a fare man bassa è un segno tangibile della mia calma apparente e del neonato controllo del portafoglio.
Poi un giorno vorrei essere deluso anche io da Kubrick, dai Pearl Jam, da Calvino, vorrebbe dire aver fatto un passo in avanti verso la vera comprensione di queste realtà e della loro arte. Perchè vorrebbe dire spolverare un pò di idealismo e qualche preconcetto immobile da tempo immemore nel mio cervello. Un piccolo scarto tra l’eterna speranza della gioventù e il realismo del tempo che passa? non lo so, quello che so è che non esiste al mondo niente e nessuno che possa ritenersi immune dalla nostra delusione.

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5 Risposte

  1. bel post! Lethem è sulla lista degli autori da comprare da un sacco di tempo (subito sotto Cioran… )e dopo questo post la voglia e la curiosità di leggerlo son cresciute a dismisura….
    Anch’io ho i miei problemi con il virus dell’ enciclopedismo….con i film sono assolutamente convinto che sia giusto continuare….con gli scrittori e i musicisti sto smettendo…anche perchè come te ho vissuto l’innamoramento didascalico per Fante poi però quello per Carver, Coupland e Eggers e in un modo o nell’altro TUTTI mi hanno deluso….se pensi poi che ho letto praticamente tutto W.Burroughs (!!!!)
    Con la musica ti do un consiglio : è sicuramente meglio smettere subito….tranne Sua Santità Bob Marley non conosco nessuno che abbia azzeccato tutti i dischi della carriera….e poi più son prolifici più fan cagate, è un dato di fatto.
    Non posso però pensare che i NOSTRI pearl jam non ti abbiano ancora deluso….purtroppo io non son più così innamorato, anche se Eddie da solista che ho in heavy rotation da un paio di semane non è davvero niente male….se non ce l’hai trovalo!
    TIA

  2. I pearl jam se non altro mantengono una sensazione di verità, non sono un gruppo di plastica, poi dischi meno brillanti li hanno fatti anche loro, ma l’ultimo è un capolavoro. Vedder solista ovviamente ce l’ho e non è male.

    Cmq quando penso all’enciclopedismo mi passa sempre per la mente la tua collezione di dvd, a cui hai costruito una casa attorno.

  3. Questo l’avevo tralasciato volutamente, non m’ispirava, ma dopo questo post finisce nella sempre più lunga lista dei “da leggere”, anche se la produzione di Lethem è altalenante:

    L’inferno comincia dal giardino – medio.

    Testa di pazzo – bello.

    La fortezza della solitudine – stupendo.

    Amnesia moon – proprio NO.

    Men and cartoons – no.

    A ovest dell’inferno – medio.

  4. Bene, avevo proprio bisogno di una conferma su “la fortezza della solitudine” era in ballottaggio con “testa di pazzo” che tra l’altro ho scoperto che si intitola pure “brooklyn senza madre” (titolo originale), però con quel titolo non lo trovavo!
    vabè vabè.
    Merci.

  5. L’altro giorno, quando ti ho fatto la domanda sui talking heads, non avevo letto questo post..
    Le strane coincidenze della vita..

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