GIULIO EINAUDI

Il libro – sia romanzo saggio o poesia – deve coinvolgere al massimo l’intelligenza e la sensibilità del lettore. Quando in un libro, di poesia o di prosa, una frase, una parola, ti riporta ad altre immagini, ad altri ricordi, provocando circuiti fantastici, allora, solo allora, risplende il valore di un testo. Al pari di un quadro scultura o monumento quel testo ti arricchisce non solo nell’immediato ma ti muta nell’essenza.

[O.P.] Ho l’impressione che figure come Einaudi in Italia non ne nasceranno più. Ormai la cultura è diventata una nicchia commerciale che vive sotto le regole di marketing al pari di frutta e verdura. Einaudi quando fondò la sua casa editrice, tra l’altro sempre schierata politicamente come anti-fascista, prese come collaboratori in più grandi del momento: Pavese, Calvino e Vittorini. Sono passati solo 70 anni, perchè invece sentendo questi nomi sembrano lontani due secoli?

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