I QUINDICIMILA PASSI (V. TREVISAN)

Ho deciso più di una volta di andarmene, di prendere il mare e andarmi ad arenare in qualche parte del mondo, la più lontana possibile da questa casa che a volte sembra soffocarmi. Più di una volta mi sono alzato dal letto e ho fatto colazione con l’idea che, appena fatta colazione, avrei preso dal guardaroba la valigia che tengo sempre pronta e me ne sarei andato da questo paese di merda e da questo stato di merda. In fin dei conti, pensavo in quei momenti, niente mi trattiene, niente e nessuno. E se niente e nessuno mi trattiene, e azni tutto e tutti mi respingono, per quale ragione dovrei mai restare? Perchè?, mi chiedevo perchè restare? perchè resistere?, perchè, invece di sprecare incalcolabili riserve di energia al solo scopo di tenermi lontano e tenere lontana tutta la gente che popola il vicinato, perchè invece, non porre tra loro e me la maggiore quantità di spazio possibile? Me ne vado, mi dicevo, me ne vado, scompaio. Andarsene, dissi a un tratto ad altavoce, andarsene. Scomparire, urlai quasi, guardandomi nello specchio del guardaroba, scomparire. Ma non sono mai scomparso; non me ne sono mai andato.

info sul libro

[O.P.] Un esempio di discussione interna che è causa/conseguenza del vivacchio muto e solitatorio in cui il protagonista passa il suo tempo. vagando con le gambe e il pensiero.
Ma d’altra parte chi non ha mai fatto un pensiero del genere … oggi…?

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