LA VITA AGRA DI MILANO

Stavo in piedi di fianco ad un semaforo in attesa che L mi prelevasse dalla confusione del mercato di piazza S. Agostino. Il traffico però presagiva un’attesa infinita. E quindi quale miglior modo di aspettare se non leggendo? A dir la verità la confusione era tale che non riuscivo proprio a concentrarmi, fino quando una voce mi colpì alla nuca: “Bel libro quello” e voltandomi mi ritrovai faccia a faccia con un omino basso e grassoccio con una folta barba bianca. Mi sorrise e iniziò a parlarmi guardando al di là della strada. “lo sa che Bianciardi era un grandissimo traduttore?”
“si, ho letto nell’introduzione” risposi un pò spiazzato.
“E pensare che venne a Milano per far esplodere una fabbrica… e c’è rimasto per tutta la vita. Quando parla delle Braida del Guercio sa che si riferisce a Brera?”
“No, non lo sapevo”
Risposi sempre con frasi brevi, anche se non mi mancava la voglia di mettermi a chiacchierare a lungo con quel signore ma la disabitudine di parlare per strada con sconosciuti mi rese schivo e freddo. E’ un gran peccato, pensai, ma non riesco a comportarmi diversamente.
Infatti per colpa mia ci furono attimi di silenzio che lui riempì sempre con un sorriso. Mi diede l’impressione che Bianciardi gli fosse entrato nel cuore in un certo momento della sua vita e da lì non se ne sia più andato, e quando pronunciava “Bianciardi” poco dopo diceva sempre “Milano”, come se le due figure siano perfettamente incastrate, due ingranaggi di un meccanismo sconosciuto.
E cosi, dopo qualche minuto di frasi buttate sul marciapiede mi salutò: “buona lettura” e attraversando la strada si gettò tra le bancarelle di frutta e verdura.
Mi lasciò con l’amaro in bocca. Da un lato ero felice di aver parlato con qualcuno che si mostrasse interessato ad una mia lettura, dall’altro lato ero triste nell’associare quel signore, che immaginai solo, alla vita agra di Milano.
Credo che “La vita agra” sia Milano. E’ un libro che solo un milanese può davvero capire e amare.
C’è una similitudine nebbiosa tra la struttura del romanzo e l’approccio di molti con Milano.
Il romanzo inizia con parolone erudite e l’avvicinamento è complesso, non è ammaliante, non aiuta per niente la lettura. In un secondo momento il protagonista scopre un obiettivo, una meta e si trasferisce a Milano per raggiungerla, mosso da energie e speranze e illusioni che appaiono incrollabili. Ma poi, dopo un certo periodo di tempo a Milano, entra in una sorta di routine dettata dallo spirito di sopravvivenza, perchè a volte vivere a Milano, vuol dire sopravvivere. Chi,tra i milanesi di adozione, non si ritrova in questo percorso di sensazioni ?
Per questo motivo dico che “la vita agra” è il romanzo di Milano, perchè ne denuncia tutti i limiti e i problemi ma non finisce con una via di fuga o con una speranza che qualcosa cambierà. Dalla vita agra sembra che non si possa fuggire, l’unica soluzione è racchiusa nella stupenda frase che conclude il libro: “il sonno è già arrivato e per sei ore io non ci sono più.”

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4 Risposte

  1. scusate gli errori (verbi a caso) ma cosi è uscita in velocità e non avevo voglia di mettermi a modificare, mi sembrava di perdere qualcosa rimettendoci le mani…

  2. Volevo leggere La vita agra anch’io, ma non ci sono mai nemmeno stato a Milano. E’ grave?

    Ps: ho letto gli Altri libertini di Tondelli. La mi prof ne sarà contenta, io lo sono un po’ di meno. A un certo punto, forse in Viaggio, mi è sembrato di scorgere qualcosa delle storie di ordinaria follia di Bukowski, ma con Paola e Chiara di sottofondo al posto di Tom Waits

  3. non è grave non esser stato a milano ma non aver letto il libro 🙂

  4. Gb ho capito che Tondelli non ti è piaciuto, ma la vita agra è ben altra cosa te lo assicuro.

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