UN’ALTRA GIOVINEZZA (M. ELIADE)

Solo quando udì la campana della cattedrale della Mitropolie si ricordò che era la notte di Pasqua. E all’improvviso la pioggia, quella pioggia che l’aveva accolto quando era uscito dalla stazione e che minacciava di diventare torrenziale, gli parve anomala. Procedeva a passo svelto, al riparo dell’ombrello, le spalle curve, lo sguardo a terra, cercando di scansare i rivoli d’acqua. Senza rendersene conto si mise a correre, tenendo l’ombrello vicino al petto, come uno scudo. Ma dopo una ventina di metri dovette fermarsi al semaforo rosso. Aspettava nervoso, saltellando, alzandosi sulle punte dei piedi, cambiando continuamente posto, guardando costernato le pozzanghere che coprivano buona parte del boulevard. L’occhio rosso si spense, e un attimo dopo un’esplosione di luce bianca, incandescente, lo scosse con violenza e lo accecò. Si sentì come se un ciclone infuocato si fosse incomprensibilmente scatenato proprio alla sommità della sua testa e lo stesse risucchiando.
«È caduto un fulmine vicino» si disse battendo penosamente gli occhi nel tentativo di scollare le palpebre. Non capiva perché stringesse con tanta forza il manico dell’ombrello. La pioggia lo percuoteva furiosa, da ogni parte, e tuttavia non sentiva niente.
Allora udì di nuovo la campana della Mitropolie, e quelle di tutte le altre chiese e, vicinissimo a lui, il suono di un’altra, solitaria, disperata. «Che spavento!» pensò, e prese a tremare. «È a causa dell’acqua» realizzò alcuni istanti più tardi accorgendosi di giacere steso per terra, nella pozza accanto al ciglio del marciapiede. «Il freddo mi è entrato fin nelle ossa…».
«Ho visto quando il fulmine lo ha colpito» sentì una voce affannosa, una voce d’uomo spaventato. «Non so se è ancora vivo. Stavo guardando giusto in quella direzione, era sotto il semaforo e l’ho visto prendere fuoco dalla testa ai piedi, e, nello stesso istante, il suo ombrello, il suo cappello e i suoi vestiti hanno cominciato a bruciare. Se non fosse stato per la pioggia, sarebbe arso come una torcia…non so se è ancora vivo» ripeté. «E anche se è vivo, che cosa ne dobbiamo fare?». Era una voce lontana, stanca e, gli parve, amara. «Chissà di quale colpa si sarà macchiato se Dio l’ha folgorato nella notte di Pasqua, e proprio dietro la chiesa!»
 
info sul libro

[O.P.] Ho visto il film. Ma mentre ero al cinema pensavo “è proprio un bel romanzo”. seppur non sapevo fosse ispirato a questo libro. La cosa migliore del film è la storia, davvero complessa e interessante la filosofica disgressione sul tempo e sull’origine del linguaggio. Allora ho cercato qualche brano del libro e ho trovato la descrizione del momento in cui il fulmine colpisce il protagonista. E non c’è paragone. Quello che nel film è un flash, nel libro è un mondo di descrizione e punti di vista. Potere della letteratura.

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