INTERVISTA CON GEORGES SIMENON

Solo una volta il consiglio di uno scrittore mi è stato davvero d’aiuto. Me lo diede Colette. All’epoca scrivere racconti brevi per “Le matin”, e Colette era caporedattrice  per la letteratura. Mi ricordo di averle fatto avere due racconti, lei me li mandò indietro, e io continuai a riprovarci. Alla fine mi disse: “Guarda, sei troppo letterario”. E io seguii il suo consiglio. Lo faccio tuttora, quando scrivo e sopratutto riscrivo.

– Che cosa intendi per “troppo letterario”? Che cosa tagli? Un certo tipo di parole?

Gli aggettivi, gli avverbi e tutte le parole ad effetto. Tutte le frasi che stanno li solo per il gusto della frase. Proprio cosi: se c’è una bella frase, la taglio. Ogni volta che ne trova una in uno dei miei romanzi, è da tagliare.

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[O.P.] Sembrerebbe che i romanzi di Simenon siano molto asciutti, ma io di quelli che ho letto ho un ricordo molto buono e sopratutto, mi ricordo di romanzi molto ricchi e psicologici. Seppur lo stesso scrittore non ama quel tipo di letteratura legata troppo agli aspetti psicologici dei personaggi.

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