DUBLINO 03

Un treno, una orizzontale taglia il cielo
il cielo che volta, muta, smorfia e si acciglia,
potrebbe piovere.
Il treno scompare in un ricordo di rotaie
che vibra nell’aria per alcuni secondi
il cielo, sempre quel cielo d’irlanda, lo avvolge in una luce
poi in un’ombra poi in nulla più.

Dublin apre le sue porte dipinte di vivacità e religione.
la città si riflette nello specchio nero del Liffey
e mi consegna un ritratto di una ragazza
che saltella tra bambini randagi e cani giocherelloni
una ragazza che ormai è giovane donna, ormai bella,
e non sa ancora che diventerà ciò che vorrà.

Ed io, dall’alto, da dietro il viso di Dublin,
non riesco a scorgere che questo appunto
ed è il mio saluto mentre volo via.

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