UN INDOVINO MI DISSE (T. TERZANI)

La politica, più di ogni altro settore della società, specie quella occidentale, è in mano ai mediocri, grazie proprio alla democrazia, diventata ormai un’aberrazione dell’idea originale quando si trattava di votare se andare o no in guerra contro Sparta e poi… di andarci davvero, andarci di persona, magari a morire. Oggi, per i più, democrazia vuol dire andare ogni quattro o cinque anni a mettere una croce su un pezzo di carta ed eleggere qualcuno che, proprio perchè deve piacere a tanti ha necessariamente da essere medio, mediocre e banale come sono sempre tutte le maggioranze. Se ma ci fosse una persona eccezionale, qualcuno con delle idee fuori del comune, con un qualche progetto che non fosse quello di imbonire tutti promettendo felicità, quel qualcuno non verrebbe mai eletto. Il voto dei piu non lo avrebbe mai.

info sul libro

[O.L.] Quest’anno è il mio anno asiatico. devo andare di là…

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Una Risposta

  1. Fortunatamente esistono le edizioni economiche, fatte di pagine sottili scritte fittamente, con vesti spartane e maneggevoli , di aspetto accattivante e ruffiano. Se fossi incappato in questo volume nella sua forma più nobile, con copertina cartonata, pagine spesse, margini abbondanti e dorso da ben dieci centimetri probabilmente avrei orientato la mia lettura altrove. Solitamente non amo la narrativa troppo “voluminosa”, si ha quasi l’impressione che l’autore abbia scritto più per compiacere se stesso che per parlare al suo pubblico e, così, nella mia libreria giacciono impolverati volumi da quasi mille pagine che già avevano perso la loro vis narrativa dopo le prime trecento. Non è il caso di Un indovino mi disse scritto da Tiziano Terzani. Il volume, grazie ad una sapiente riduzione dei caratteri e dei margini, si presenta compatto e di circa quattrocento pagine .

    Terzani, giornalista e scrittore, ha un curriculum di tutto rispetto. Già corrispondente di guerra durante il conflitto in Vietnam, trascorre gran parte della sua esistenza in Asia dandole voce attraverso le pagine di importanti testate italiane( corriere della sera e repubblica) e del settimanale tedesco der Spiegel. Proprio dell’oriente parla questo libro. Il pretesto non avrebbe potuto essere tanto banale, nel 1976 un indovino gli predice che se avesse volato nel 1993 sarebbe incorso in un incidente aereo; da lì la decisione di usare altri mezzi di trasporto per il normale svolgimento del suo lavoro. Proprio in questa circostanza riesce a rubare l’anima all’oriente, a capirlo, a comprenderlo, ad esserne parte. Non dobbiamo pensare ad un romanzo, con una storia, un’inizio ed una fine piuttosto ad una raccolta di cartoline, di pensieri , di emozioni che il reporter ci spedisce dai posti in cui il lavoro lo porta. Per capire il libro dobbiamo cogliere il senso del viaggio, la traccia sbiadita dei passi, dei pensieri; dobbiamo seguire il cammino, un cammino di crescita e approfondimento che ci porta a rompere la crosta oleografica dei luoghi comuni. Determinante è il ruolo dei vari indovini che , un po’ per gioco , un po’ per curiosità interpellerà lungo la strada. La magica spiritualità dell’oriente si manifesta e prende vigore proprio in questi strani personaggi; un po’ veggenti e un po’ maghi, un po’ saggi e un pò psicologi portano dentro le ansie ed i desideri della società in cui vivono, sanno leggere il futuro( almeno per chi vuole crederlo tale) perché sanno leggere nella società, nelle persone, nelle storie umili della gente.

    Il viaggio, spesso con mezzi di fortuna, gli mostra il vero volto dell’Asia, così lontano dalla faccia al botox degli aereoporti con cui l’oriente si ritocca per sembrare uguale in tutto e per tutto all’ occidente. I viaggi sono un crogiuolo di avventura, incontro, imprevisto, sentimenti umani. Dalla lettura traspare un Terzani avventuroso ed intrepido, idealista e sognatore. Le pagine sembrano celebrare malinconicamente il suicidio dell’Asia e della sua cultura millenaria troppo ingombrante e spirituale per i modelli di sviluppo occidentale. Tante sono le denuncie sociali e gli spunti di riflessione che vengono regalati al lettore; Cina, Vietnam, Mongolia, Tibet, Birmania (o Myanmar), Cambogia Thailandia, ce n’è per tutti. Ognuno di essi meriterebbe un approfondimento personale. Un libro di quindici anni fa che risulta quanto mai attuale. L’autore con il piglio e la lungimiranza del cronista aveva visto oltre.

    La scrittura è lucida, chiara e scorrevole. Le parole descrivono luoghi e persone con efficacia pittorica ed acume introspettivo. Forse il libro è un po’ lungo ma resta pur sempre il diario di un anno di lavoro e le tante pagine non pesano. Anzi, arrivati alla fine si vorrebbe approfondire l’argomento e cercare nell’attualità gli sviluppi delle vicende geopolitiche presentate nel libro.

    Una lezione di giornalismo, un libro per pensare e per riflettere, per cogliere i mille colori di un mondo lontano, per capire un domani a cui siamo già affacciati.

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