STAZIONE DI MESTRE… STAZIONE DI MESTRE…

La stazione è fredda, intrisa fin dentro i muri di Febbraio e tramontana. Vuota nelle banchine su cui scorre il vento silenzioso.
Un solo, piccolo bar in cui bere qualcosa di caldo o mangiare un panino prefrabbricato con lo sguardo che segue i binari. Entro e mi siedo. Il tempo nell’attesa è lento e accumula ritardo come il treno che aspetto. Un vecchio con pochi capelli in testa cammina nella mia direzione inclinato con la schiena a novanta gradi e gli occhi sul pavimento. Cerca qualcosa, e scruta ogni angolo, anche il più lercio e buio.
Lo osservo incuriosito al di quà della vetrina. Una ragazza giapponese seduta al tavolo a fianco al mio lo segue qualche passo con lo sguardo, poi si volta verso di me. Ci scambiamo un sorriso complice mentre il vecchio sparisce dietro un angolo uscendo dalla stazione..

Un ricordo che non durerà a questo viaggio se non lo trascrivo in poche righe.
Non particolarmente significativo per la mia vita, neanche per la vita della giapponese, forse neppure per il vecchio e allora perchè questo ricordo viene  fissato sul quaderno e gli altri no?
E’ solo un minuto su questo mondo, che girando incurante ha creato un incontro di sguardi senza futuro nè passato.

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