SANTA MARIA DELLE GRAZIE

L’ingresso è muto e ha la forma di una porta in legno intarsiato pesantissima. Un cartello nelle vicinanze ricorda che è necessario un abbigliamento adeguato, altri cartelli piu piccoli intimano di spegnere i cellulari, poi a mano su un foglio c’è scritto anche che durante le funzioni liturgiche sono vietate le visite turistiche.
Mi avvicino un pò imbarazzato perchè non so se questo è un orario da messa, e se così fosse? Farei finta di niente sedendomi in ultima fila, pronto a sgattaiolare all’aperto appena il prete si volta.
Per fortuna, o purtroppo, appena spingo la porta in legno che si rivela molto leggera sbatto contro un capannello di anziani con il naso all’insù e le orecchie consegnate ad una giovane guida che parla indicando con il dito gli affreschi sui muri.
Santa Maria delle Grazie è caratterizzata da quattordici celle disposte in due file di sette lungo i lati più lunghi della chiesa. All’interno di ogni cella, dietro un cancello di bronzo più o meno lavorato, giaciono inerti cimeli recuperati da antiche epoche e, quà e là un affresco di qualche allievo di ben più famosi pittori del 500.
La prima di queste celle sulla sinistra è occupata da un pretino di campagna (almeno cosi me lo sono immaginato) e due perpetue incappottate. Mente e braccia dedicate alla preparazione dei rami di ulivo per la Pasqua. Il commercio della fede si manifesta palese all’interno del luogo di culto. Mi viene voglia di dirgli sottovoce “non fatevi vedere”, “capiscono che gli state vendendo un ramo secco”, “non c’è nulla di santo in quello che fate, vi sgameranno”. Ma in verità quelle vecchine imbellettate, servitù perpetua dei preti, mi fanno un pò tenerezza: protese ad aiutare la chiesa, forse da anni, senza dubbi, cieche di dovere e gratitudine per quel contatto divino, mi spingono a prendere carta e penna perchè non ho una macchina fotografica.
E su questa carta diventano storia di qualcosa che si sta sgretolando sotto i loro piedi. Non sanno che i loro gesti sono tra gli ultimi nel loro genere. Chi prenderà il loro posto tra qualche anno?

Il mio pensiero oscilla tra nostalgia di sensazioni antiche e rabbia intellettuale. Come possono vendere un ramo per qualche euro perchè è “benedetto”? Non si vergognano? Ovviamente non si vergognano perchè la benedizione del Signore è buona cosa e perchè la chiesa va aiutata. Così mi risponderebbero le perpetue e non può che essere la sacro santa verità.
Il prete non si prodigherebbe in risposte, farebbe andare avanti le vecchine, mosse da una lucidità santa che forse lui non ha più, corrotta da anni di attività politico-religiosa dedicata alla custodia dell’ultima cena di Leonardo.

Esco dalla chiesa dopo un rapido girovagare disordinato in cui sfioro una ragazza ispanica in ginocchio con gli occhi chiusi, piegata di fronte a S. Giuseppe. “Lei ci crede con il cuore” penso, ma poi la vedo come una povera disperata bisognosa di aiuto. Sono troppo cinico, distaccato, possiedo rabbia atavica, si, no, sono solo curioso.
Distesa su tutta la piazza all’aperto c’è la massa di turisti brulicante e fastidiosa. Per un attimo all’interno della chiesa avevo dimenticato che in occidente la religione è diventata una categoria di viaggio da tour operator.

S. Maria delle Grazie
1463 – 1514
Solari – Bramante
Tardogotico / Rinascimento

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