LA GUERRA DEI CAFONI (C. D’AMICIS)

“Il fatto è”, si sentì dire, “che la vita non è mai la somma delle cose che otteniamo. C’è sempre qualcos’altro che cambia il risultato. Che ci fa essere (chissà come, chissà perchè) felici o infelici”.
Sabrina, intenta a ritoccarsi il profilo delle labbra, rimase con la matita tra le dita e la bocca spalancata. Nel guardarlo, prima le cadde la matita e dopo la mascella.
“Matò!, Tonì, filosofo sei!”
Vergognoso (in entrambi i sensi, chè il suo pudore era un’ignobile manfrina), lo Storduto dondolò il capoccione. Per sottrarsi allo sguardo di Sabrina non sapeva più dove appoggiare il suo: il mistero femminino, in quel momento, gli pareva in cielo, in terra e in ogni luogo.
“Che filosofo, Sabrì?! La terza elementare, tengo.”

info sul libro

[O.L.] D’amicis sa scrivere. Bene. Ma questo romanzo non mi è piaciuto. Non mi ha coinvolto particolarmente lo scenario e i personaggi. Lo stile e il ritmo rendono faticoso lo svolgersi della storia. Spessissimo perdevo il filo, sarò particolarmente distratto in questo periodo?, probabile ma d’altro canto il libro non è mai riuscito a rapirmi. Peccato.

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