MAYA BEL

Parlava tanto.
Le parole uscivano di bocca
schivando un’unico dente
con un sibilo da rettile.
Saltava fuori da un cespuglio
imbrattato di colori
dove dormiva
con le sue poche cose attorno.
Raccontava la sua vita
con dedizione da attore
e una sera
dopo una bevuta di troppo
mi condusse nel suo rifugio
e mi mostrò una tela
gigantesca
su cui stava dipingendo il mondo.
“tra poco è finito”, ci disse
con la bocca spalancata
“lo venderò, e potrò tornare a casa”.
Il mattino successivo
lo sentì piangere
al di là del cespuglio.
Non si fece vivo per tutto il giorno.
Quella sera me ne andai,
senza salutarlo.

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