AL DI LA’ DEL CONFINE (appunti sconnessi in viaggio)

Cos’altro di meglio puoi sperare di incontrare
in un vagone della notte
che una famiglia completa e quasi felice.

Le ragazze sono lontane
i vagabondi e i maghi spariti
riappariranno come niente fosse
al di là del confine.

L’autista può guidare per cinque notti
stringendo a sè i freddi binari
che lo conducono al di là del confine.

Voglio andare fino all’inferno
da vivo però, per avere un’altro timbro
sul passaporto.

Chiudo gli occhi
da solo, traballante, coccolato
“tornerò a casa molto tardi”
è il mio ultimo pensiero.

Provo a sentirmi come un uccello
ma non è la libertà l’obiettivo
del mio partire.

Vorrei sentirmi come un uccello
rinchiuso in una gabbia d’incanto
da cui fuggire raramente di notte
al galoppo di un treno come questo
che mi trasporta a peso morto
al di là del confine.

Capossela, Carver, Quenau,
mi proteggono dalla clandestinità
e il sole del mattino già si intravede
quando depongo la penna sfinita.

Anche la guerra di stanotte si sta ritirando
il confine è una linea in gesso
disegnata su un’antica lavagna con mano tremante.

Incido sul sedile
“scordiamoci di attendere
un’altra notte come questa
per sentirsi liberi”

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