LISBOA (giorno secondo)

Il cielo è grigio cupo
ma sotto di esso
Lisbona mostra un sorriso
di muri bianchi
e vetrine ripiene di nata.
Solo vago per le vie più affollate
in uno sconosciuto stato di disagio
con la città che non comprendo.
Attribuisco la colpa alle voci
ma è la fatiscenza delle scale scrostate
delle piastrelle impolverate
delle griglie abusate e dei taxi
che sotto il mio sguardo
invecchiano ancora
mostrando la vergogna
che la vecchiaia porta con sè.
E’ questo mondo corroso
divorato lentamente dall’oceano
che mi inquieta…
giungo sotto il balcone
che è stato di Pessoa
e capisco quell’uomo – ora.

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