LISBOA (giorno terzo)

Una grassa donna nera
si siede al mio fianco
diretta a Oeiras.
Sapore di zucchero filato.
Parla in continuazione al
telefono
una chiamata dopo l’altra
non si ferma mai.

Vorrei dormire
ma la sua grassa voce
mi spinge l’attenzione
su binari sconosciuti.

Non vivrò mai a Lisbona
è finito il tempo in cui
ogni città straniera
mi regalava futuri fantasiosi.

Non vivrò mai a
Lisbona
e di illusioni
oceaniche.

Lascio il treno e la
donna in attesa
di ripartire o
di una nuova chiamata.
Scrivo due righe di commiato
perchè tenere un diario
supporta il mio
sviluppo.

Così mi piace
credere
cosi mi piace
viaggiare.

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