Archive for the ‘music’ Category

LETTERA (F. GUCCINI)
31 ottobre 2008

[…] Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti,
l’ arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?
Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa
e c’è il sospetto che sia triviale l’ affanno e l’ ansimo dopo una corsa,
l’ ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa che chiami vita.

[O.L.] prevedo un lungo inverno

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1000 COPERTINE (ROLLING STONE)
27 marzo 2008

Per un bel pò è sembrato che anche la morte dovesse fare marcia indietro dallo scontro finale con l’eminenza di Jonnhy Cash.
Anche dopo che il cantante scoprì di avere una malattia incurabile e degenerativa nel 1997, egli non mollò.
Malgrado i frequenti ricoveri, ha registrato alcune delle canzoni più belle della sua carriera, si è reso disponibile per interviste, ha supervisionato le ripubblicazioni del suo vasto repertorio e ha preparato un video da lasciare senza fiato che raccolto sei nomination agli MTV video music award di quest’anno.
La notte di quasi sei anni fa quando, dal palco di un concerto nel michigan, per la prima volta annunciò pubblicamente di essere malato, egli disse della sua malattia: ” Mi rifiuto di darle un qualche spazio nella mia vita.”
Ma quando June Carter Cash, sua moglie da trentacinque anni e grande amore della sua vita, morì in maggio, tutti si chiesere per quanto tempo Cash sarebbe stato in grado di tollerare questo mondo senza di lei. Era la donna per la quale aveva scritto “Meet Me in heaven” in cui cantava: “Alla fine del viaggio/ quando la nostra ultima canzone sarà stata cantata / vorrai incontrarmi in cielo un giorno?”
Forse la cosa migliore l’ha detta Bono quando si è sparsa la notizia della morte di Cash: “Forse non è cosi grave. Certo è triste per noi. Ma June era andata a preparare la casa. E lui non era cosi lontano da lei”.

info sul libro

[O.L.] Un regalo di natale. Bell’oggetto piu che buon libro, visto che da leggere c’è ben poco. Sfogliando le copertine ci si rende conto di un pò di cose ma non tante come speravo. Anzi spesso sembra che la musica (lo spettacolo) abbia avuto uno “sviluppo” separato da quello dell’umanità.

IL COSTRUTTORE DI MOTOSCAFI (D. VAN DE SFROOS)
11 febbraio 2008

E vengono su da Como e vengono da Milano
hanno fretta e vogliono tutti la barca pronta..
gli spiego a bestemmie o parlando come shakespeare
che la barca ha un culo e una punta…
E non mi interessa un bel niente se vengono tutti a dirmi che è la plastica
il destino dei motoscafi
ho fatto una vita in mezzo ai pezzi di legno e in quantro pezzi di legno
partirò per l’altra sponda…

Ghirigori sull’acqua e la mia firma sopra l’onda con la barca che si impenna
qualche volta affonda…
poi arriverà il vento a cancellare questa mia scia
ma il segno della mia storia
non me lo porterà mai via…

[O.L.] E’ uscito “Pica” il nuovo album, e ai primi ascolti è molto piu bello del precedente. Sopratutto i testi sono favolosi… appuntamento il 19 aprile al forum!

LA GUERRA E’ FINITA (BAUSTELLE)
16 ottobre 2007

Vivere non è possibile,
lasciò un biglietto inutile ,
prima di respirare il gas,
prima di collegarsi al caos,
e la mia amica era una stronza,
aveva 16 anni appena.

Vagamente psichedelica,
la sua t-shirt all’epoca,
prima di perdersi nel punk,
prima di perdersi nel crack,
si mise insieme ad un nazista
conosciuto in una rissa….

E nonostante le bombe vicine,
la fame, malgrado le mine,
sul foglio lasciò
parole nere di vita:
“la guerra è finita,
per sempre finita,
almeno per me!”

“Emotivamente instabile,
viziata ed insensibile”,
il professore la bollò,
ed un caramba la incastrò
durante un furto all’esselunga,
pianse e non le piacque affatto..

E nonostante le bombe
alla televisione,
malgrado le mine,
la penna sputò
parole nere di vita:
“la guerra è finita,
per sempre finita,
almeno per me!”

E nonostante sua madre
impazzita e suo padre,
malgrado Belgrado,
l’america e Bush,
con una bic profumata
da attrice bruciata
“la guerra è finita!”,
scrisse così…

[O.P.] Per la prima volta ho uno stereo in camera, esattamente di fianco al letto. Ho notato che dal letto ci sono generi che prendono il sopravvento su altri, e i cd che dal soggiorno o in auto avevi snobbato perchè troppo lenti e monotoni riprendono vita. Incredibilmente il cd che ascolto da tre notti prima di dormire è Kid-A dei Radiohead, completamente snobbato prima. Invece per alzarsi, al mattino, consiglio i baustelle!

ALL THOSE YESTERDAYS (PEARL JAM)
15 giugno 2007

Non pensi di doverti riposare?
Non pensi di dover posare la testa giù?
Non pensi di voler dormire?
Non pensi di dover posare la testa giù? Stanotte
Non pensi di aver fatto abbastanza?
Oh, non pensi di averne abbastanza? Beh, forse…
Non pensi che ci sia stato tempo per fermarsi
C’è tempo abbastanza per te per riposarsi e posare la testa giù stanotte,
Lascia scorrere tutti i giorni passati
Da cosa stai scappando?
Prendere pillole per continuare, costruire muri per chiamarli casa
Così nessuno può prenderti?
Trasportando via e facendo tutte le cose che noi facciamo
Lascia scorrere tutti i giorni passati, tutti questi fogli di carta
Tu hai tempo, hai tempo per scappare
C’è ancora tempo, non è un crimine scappare
Non è un crimine scappare, c’è ancora tempo per scappare
Non è un crimine, crimine
Tutti questi giorni passati

VINICIO CAPOSSELA
20 febbraio 2007

da: Dove Siamo Rimasti A Terra Nutless

tutta questa clandestinità dov’è che nata
questo andare a letto presto
quando è iniziata?
che potevamo andarcene a ragazze
o giù al Lido
affanculo questa serietà
questa lealtà
tutta questa impresa
poi il sabato all’iper a far la spesa

OVUNQUE PROTEGGI (V. CAPOSSELA)
14 dicembre 2006

Non dormo ho gli occhi aperti per te,
guardo fuori e guardo intorno
come è gonfia la strada
polvere e vento nel viale del ritorno…

Quando arrivi, quando verrai per me
guarda l’angolo del cielo
dove è scritto il tuo nome,
dove è scritto nel ferro…

Nel cerchio d un anello…
dove ancora mi innamoro
e mi fa sospirare così…
adesso e per quando tornerà l’incanto

E se mi trovi stanco
e se mi trovi spento
se il meglio già venuto
e non ho saputo
tenerlo dentro me

I vecchi già lo sanno il perché
e anche gli alberghi tristi
che troppo e per poco e non basta ancora
ed è una volta solo

E ancora proteggi la grazie del mio cuore
adesso e per quando tornerà l’incanto…
l’incanto di te…
di te vicino a me.

Ho sassi nelle scarpe
e polvere sul cuore
freddo nel sole
e non bastan le parole

Mi spiace se ho peccato,
mi spiace se ho sbagliato
se non ci sono stato
se non sono tornato

Ma ancora proteggi la grazie del mio cuore
adesso e per quando tornerà il tempo…
il tempo per partire…
il tempo di restare
il tempo di lasciare
il tempo di abbracciare..

In ricchezza e in fortuna
in pena e in povertà
nella gioia e nel clamore
nel lutto e nel dolore
nel freddo e nel sole
nel sonno e nel rumore
ovunque proteggi la grazia del mio cuore
…ovunque proteggi la grazia del tuo cuore

ovunque proteggi proteggimi nel male
ovunque proteggi la grazie del tuo cuore

NUOTANDO NELL’ARIA (MARLENE KUNTZ)
30 novembre 2006

Pelle: è la tua proprio quella che mi manca
in certi momenti e in questo momento
è la tua pelle ciò che sento nuotando nell’aria.
Odori dell’amore nella mente dolente, tremante, ardente:
il cuore domanda cos’è che manca
perchè si sente male, molto male, amando, amando, amandoti ancora.

Nel letto, aspetto ogni giorno un pezzo di te
un grammo di gioia del tuo sorriso e non mi basta
nuotare nell’aria per immaginarti: se tu sapessi che pena.
Intanto l’aria intorno è più nebbia che altro
l’aria è più nebbia che altro

E’ certo un brivido averti qui con me
in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile, dovresti credermi,
sentirti qui con me perchè tu non ci sei.
Mi piacerebbe sai, sentirti piangere,
anche una lacrima, per pochi attimi.
Mi piacerebbe sai…

SCIROCCO (F. GUCCINI)
23 novembre 2006

Ricordi le strade erano piene di quel lucido scirocco
che trasforma la realtà abusata e la rende irreale,
sembravano alzarsi le torri in un largo gesto barocco
e in via dei Giudei volavan velieri come in un porto canale.
Tu dietro al vetro di un bar impersonale,
seduto a un tavolo da poeta francese,
con la tua solita faccia aperta ai dubbi
e un po’ di rosso routine dentro al bicchiere:
pensai di entrare per stare assieme a bere
e a chiaccherare di nubi…

Ma lei arrivò affrettata danzando nella rosa
di un abito di percalle che le fasciava i fianchi
e cominciò a parlare ed ordinò qualcosa,
mentre nel cielo rinnovato correvano le nubi a branchi
e le lacrime si aggiunsero al latte di quel tè
e le mani disegnavano sogni e certezze,
ma io sapevo come ti sentivi schiacciato
fra lei e quell’ altra che non sapevi lasciare,
tra i tuoi due figli e l’ una e l’ altra morale
come sembravi inchiodato…

Lei si alzò con un gesto finale,
poi andò via senza voltarsi indietro
mentre quel vento la riempiva
di ricordi impossibili,
di confusione e immagini.

Lui restò come chi non sa proprio cosa fare
cercando ancora chissà quale soluzione,
ma è meglio poi un giorno solo da ricordare
che ricadere in una nuova realtà sempre identica…

Ora non so davvero dove lei sia finita,
se ha partorito un figlio o come inventa le sere,
lui abita da solo e divide la vita
tra il lavoro, versi inutili e la routine d’ un bicchiere:
soffiasse davvero quel vento di scirocco
e arrivasse ogni giorno per spingerci a guardare
dietro alla faccia abusata delle cose,
nei labirinti oscuri della case,
dietro allo specchio segreto d’ ogni viso,
dentro di noi…

ADDIO (F. GUCCINI)
10 novembre 2006

Nell’anno ’99 di nostra vita io, Francesco Guccini, eterno studente perché la materia di studio sarebbe infinita e soprattutto perché so di non sapere niente, io, chierico vagante, bandito di strada, io, non artista, solo piccolo baccelliere, perché, per colpa d’altri, vada come vada, a volte mi vergogno di fare il mio mestiere, io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite, riflettori e paillettes delle televisioni, alle urla scomposte di politicanti professionisti, a quelle vostre glorie vuote da coglioni… E dico addio al mondo inventato del villaggio globale, alle diete per mantenersi in forma smagliante a chi parla sempre di un futuro trionfale e ad ogni impresa di questo secolo trionfante, alle magie di moda delle religioni orientali che da noi nascondono soltanto vuoti di pensiero, ai personaggi cicaleggianti dei talk-show che squittiscono ad ogni ora un nuovo “vero” alle futilità pettegole sui calciatori miliardari, alle loro modelle senza umanità alle sempiterne belle in gara sui calendari, a chi dimentica o ignora l’umiltà… Io, figlio d’una casalinga e di un impiegato, cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia, io, tirato su a castagne ed ad erba spagna, io, sempre un momento fa campagnolo inurbato, due soldi d’elementari ed uno d’università, ma sempre il pensiero a quel paese mai scordato dove ritrovo anche oggi quattro soldi di civiltà… Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito, a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia o sceglie a caso per i tiramenti del momento curando però sempre di riempirsi la pancia e dico addio alle commedie tragiche dei sepolcri imbiancati, ai ceroni ed ai parrucchini per signore, alle lampade e tinture degli eterni non invecchiati, al mondo fatto di ruffiani e di puttane a ore, a chi si dichiara di sinistra e democratico però è amico di tutti perché non si sa mai, e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico ed è anche fondamentalista per evitare guai a questo orizzonte di affaristi e d’imbroglioni fatto di nebbia, pieno di sembrare, ricolmo di nani, ballerine e canzoni, di lotterie, l’unica fede il cui sperare… Nell’anno ’99 di nostra vita io, giullare da niente, ma indignato, anch’io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile… mio amico…

MAGIC SHOP (F. BATTIATO)
1 novembre 2006

C’è chi parte con un raga della sera
e finisce per cantare “la Paloma”.
E giorni di digiuno e di silenzio
per fare i cori nelle messe tipo Amanda Lear
vuoi vedere che l’Età dell’Oro
era appena l’ombra di Wall Street?
La Falce non fa più pensare al grano
il grano invece fa pensare ai soldi.
E più si cresce e più mestieri nuovi
gli artisti pop, i manifesti ai muri
i Mantra e gli Hare Hare a mille lire
l’Esoterismo di René Guénon.
Una Signora vende corpi astrali
i Budda vanno sopra i comodini
deduco da una frase del Vangelo
che è meglio un imbianchino di Le Corbusier.
Eterna è tutta l’arte dei Musei
carine le Piramidi d’Egitto
un po’ naifs i Lama tibetani
lucidi e geniali i giornalisti.
Supermercati coi reparti sacri che vendono
gli incensi di Dior
rubriche aperte sui peli del Papa.

OCEANS (PEARL JAM)
17 settembre 2006

Aggrappato al filo
Le correnti mi trascineranno
Mi condurranno verso…
Tu sai che qualcosa è rimasto
E che a tutti noi è permesso
Sognare la prossima
Oh sì, la prossima volta che ci toccheremo

Ooh… ooh… ooh… ooh…

Non devi allontanare
Gli oceani altrove
Le onde dondolano nei miei pensieri
Stringo forte il bordo…
Il mare si alzerà…
Per favore attendi sulla spiaggia…
Io ci sarò
Io ci sarò ancora una volta…

I SIMULACRI DELLA BELLEZZA (L. COHEN)
14 settembre 2006

E’ stato Lorca a commettere il terribile crimine contro natura, spingendomi verso la letteratura. Avevo quindici anni quando mi accostai alla sua opera. La prima poesia che lessi fu:

Sotto l’arco di Elvira
Voglio vederti passare
Per sentire le tue cosce
E mettermi a piangere

Quella frase distrusse la mia vita. Compresi che la mia esistenza sarebbe stata uno sforzo continuo per scrivere, un giorno, una frase come quella.

info sul libro

IL DILEMMA (G. GABER)
25 luglio 2006

In una spiaggia poco serena camminavano un uomo e una donna
e su di loro la vasta ombra di un dilemma;
l’uomo era forse più audace, più stupido e conquistatore,
la donna aveva perdonato, non senza dolore.
Il dilemma era quello di sempre, un dilemma elementare:
se aveva o non aveva senso il loro amore.

In una casa a picco sul mare vivevano un uomo e una donna
e su di loro la vasta ombra di un dilemma;
l’uomo è un animale quieto se vive nella sua tana,
la donna non si sa se è ingannevole o divina.
Il dilemma rappresenta l’equilibrio delle forze in campo,
perché l’amore e il litigio sono le forme del nostro tempo.
Il loro amore moriva, come quello di tutti,
come una cosa normale e ricorrente,
perché morire e far morire
è un’antica usanza che suole aver la gente.

Lui parlava quasi sempre di speranza e di paura,
come l’essenza della sua immagine futura;
e coltivava la sua smania e cercava la verità,
lei lo ascoltava in silenzio, lei forse ce l’aveva già.
Anche lui curiosamente come tutti era nato da un ventre,
ma purtroppo non se lo ricorda o non lo sa.

In un giorno di primavera quando lei non lo guardava
lui rincorse lo sguardo di una fanciulla nuova.
E ancora oggi non si sa se era innocente come un animale,
o se era come instupidito dalla vanità;
ma stranamente lei si chiese se non fosse un’altra volta il caso
di amare e di restar fedele al proprio sposo.

Il loro amore moriva, come quello di tutti,
con le parole che ognuno sa a memoria,
sapevan piangere e soffrire,
ma senza dar la colpa all’epoca o alla storia.
   
Questa voglia di non lasciarsi è difficile da giudicare,
non si sa se è una cosa vecchia o se fa piacere;
ai momenti di abbandono alternavano le fatiche
con la gran tenacia che è propria delle cose antiche.
E questo è il succo di questa storia,
peraltro senza importanza,
che si potrebbe chiamare appunto “resistenza”.

Forse il ricordo di quel maggio gli insegnò anche nel fallire
il senso del dolore, il culto del coraggio;
e rifiutarono decisamente le nostre idee di libertà in amore,
a questa scelta non si seppero adattare.
Non so se dire a questa nostra scelta
o a questa nostra nuova sorte,
so soltanto che loro si diedero la morte.

Il loro amore moriva, come quello di tutti,
non per una cosa astratta come la famiglia,
loro scelsero la morte per una cosa vera
come la famiglia.

Io ci vorrei veder più chiaro, rivisitare il loro percorso,
le coraggiose battaglie che avevan vinto o perso.
Vorrei riuscire a penetrare nel mistero di un uomo e una donna,
nell’immenso labirinto di quel dilemma.
Forse quel gesto disperato potrebbe anche rivelare
come il segno di qualcosa che stiamo per capire.

Il loro amore moriva, come quello di tutti,
come una cosa normale e ricorrente,
perché morire e far morire
è un’antica usanza che suole aver la gente.

LA CURA (F. BATTIATO)
8 luglio 2006

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.
Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza.
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te…
io sì, che avrò cura di te