Archive for the ‘Personal’ Category

HABIT
6 luglio 2009

E’ una pillola di autostima
questo batticuore a comando,
uno psicofarmaco
un placebo consapevole, un malox.
E’ una dose diretta in vena
di emozioni contrastanti
di cui sono dipendente
per fingermi libero.

Mi troveranno un giorno
disteso sopra un letto
e gli occhi al soffitto
con un’overdose letale
di malinconia.

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DOVREBBERO DARGLI UN NOME
1 luglio 2009

Grandi uccelli rosa e grigi
con un lungo becco aguzzo
volavano rasente l’acqua salata
con traiettorie che disegnavano
l’orizzonte.
Non sapevamo cosa fossero
fenicotteri, gru o chissà.
Aspettavamo sulla spiaggia
perchè ci avevano detto quelli del posto
che era il tramonto migliore
di tutti i caraibi.
Ci limitavamo a guardare senza parlare.
Io seguivo il volo degli uccelli sconosciuti,
Hellen fissava il cielo in alto.
“Che guardi Hel?”, gli chiesi
guardai nella sua direzione
ma non trovai nulla
neppure una nuvola.
Il tramonto arrivò con qualche minuto di ritardo
e fu incredibile.
Non pensavo esistessero tante sfumature
di rosso e di giallo e di blu.
Un’eternità variopinta in cui nessuno parlò.
Hellen non smise di fissare in alto.
Quando l’ultimo barlume di luce
sparì dietro l’orizzonte
e gli uccelli sconosciuti si posarono
mi voltai verso Hel
che fissava su in alto
la prima e unica stella timida.
Avrei voluto possedere una frase,
cercai disperatamente
un’ultima esclamazione!
ma la mia mente non funzionava a dovere
il mio cuore neppure.
“Hel” dissi sconsolato
come se fosse l’unica parola
del mio vocabolario.
Poi con delicatezza
la mia mano chiuse il suo sipario di palpebre

META
23 giugno 2009

Il mare intoccabile
il sole le nuvole gli uccelli e l’orizzonte
gli alberi, le distese verdi disegnate
non sei ancora stanco?

Il richiamo di città rumorose
di ragazze dalla lingua intrecciata
e le speranze scritte sulla sabbia bianca
non sei ancora stanco?

Valigie vuote ai piedi di letti freddi
giacche e costumi, cappelli e trecce
vento del nord che cancella ogni traccia del mio passaggio
non sei ancora stanco?

Il morso feroce del senso di colpa
le tombe piene e quelle vuote già pronte
i saluti dopo gli incontri spregiudicati
non sei ancora stanco?
davvero non sei ancora stanco?

MESSAGGIO DI GIUGNO
18 giugno 2009

Non temere
bellissima ragazza
ci sarà di nuovo il tempo
per tornare a vivere
a piangere –
piangere e cantare
in onore di qualcun’altro.
Sarà come risentire
un odore dimenticato.

Non cambiare
romantica ragazza.
Dio non ti vuole diversa
per il resto dei
miei giorni
per ospitarti negli angoli
dei suoi universi.
Quando lo incontrerai
sarà come riabbracciare
un padre al risveglio
il lunedì mattina.

COPENAGHEN
11 giugno 2009

E’ una notte di fuoco
che incendia il soffitto di nuvole.
La nostra auto viaggia silenziosa
fin nella profondità del deserto
di una strada di alberi e cerbiatti.
Assetata corre
verso l’acqua gelata.
Una calma piatta la avvolge.
Spero di vedere una lepre
saltar fuori dai cespugli
o un danese urlare
basterebbe osservare il sole sparire
per sentirsi un pò a casa.

TISVILDE
10 giugno 2009

Nessuno potrebbe affermare
con certezza
che oltre il bosco
dietro alle colline
possa spingere il mare
le sue gelide onde.
Oltre le tende della finestra
attraverso la notte di sole
sospinto dal vento
lo si sente però urlare
gemere sbattere gelare.

Io non posso affermare
con certezza
che questo giorno
sia più importante di altri
che questa solitudine
sia migliore di altre.

LETTERE
3 giugno 2009

Ho messo via
chilometri di lettere
scritte dalla mia prima fidanzata
ma quante sono!
era una irriducibile prosivendola.

Solo una l’ho tenuta
perché contiene frasi che ho sentito
letto e subito molte volte
negli anni a seguire.
Frasi che perseguitano.

Immagino sia una delle ultime
lettere perché
mi chiede di dimostrare
amore.
Mi accusa di indifferenza.
Eppure sono molto
lontano dall’indifferenza:
lei, come le successive,
non ha mai accettato
la mia primitiva e spiccata necessità
di preservarmi.

NULLA
28 maggio 2009

Il letto è in un angolo
del mondo
che la luce è in grado
solo di immaginare.
Una foto sul tavolo
ci raffigura a colori
e nasconde – sotto di sè –
una scatola di pastiglie.
Nella stanza
il silenzio è un ronzio perpetuo
di un frigo malfunzionante.

Mi chiedo come tu riesca a
fuggire
quando il terrore ti coglie
in uno spazio cosi angusto.
Come puoi continuare
anche quando capisci che la notte
sarà interminabile?
La solitudine è un azzardo
testardo.

Ti ritiri dentro un film
apri una scatola, un pacchetto,
una bottiglia
pensi che in fondo
non c’è nulla per cui preoccuparsi
ma
non riesci a farne a meno.

Sei la fortuna di molti
e la tua maledizione
sei la bontà che si odia
e la morale che si suicida.
Sei molto e non ti basti
sei nulla
nulla
nulla.

F.
21 maggio 2009

“Durante lo scorso inverno
ho scoperto il valore
profondo dell’amicizia”

I bicchieri si alzano al cielo
e noi ci guardiamo
proprio tutti
negli occhi.
L’uno fin dentro l’altro
ripassiamo mentalmente
in coro silenzioso
la frase appena nata di
F.

Non conta per quanto tempo
da domani non sarà più seduto
a questa tavola.
Non ci sarà.
Semplicemente.
Fino a dileguarsi nei ricordi e
nei nuovi incontri
per risorgere prima o poi
come un fiore
o morire sottoterra
come un cane tanto amato.

LISBOA (giorno terzo)
14 maggio 2009

Una grassa donna nera
si siede al mio fianco
diretta a Oeiras.
Sapore di zucchero filato.
Parla in continuazione al
telefono
una chiamata dopo l’altra
non si ferma mai.

Vorrei dormire
ma la sua grassa voce
mi spinge l’attenzione
su binari sconosciuti.

Non vivrò mai a Lisbona
è finito il tempo in cui
ogni città straniera
mi regalava futuri fantasiosi.

Non vivrò mai a
Lisbona
e di illusioni
oceaniche.

Lascio il treno e la
donna in attesa
di ripartire o
di una nuova chiamata.
Scrivo due righe di commiato
perchè tenere un diario
supporta il mio
sviluppo.

Così mi piace
credere
cosi mi piace
viaggiare.

LISBOA (giorno secondo)
13 maggio 2009

Il cielo è grigio cupo
ma sotto di esso
Lisbona mostra un sorriso
di muri bianchi
e vetrine ripiene di nata.
Solo vago per le vie più affollate
in uno sconosciuto stato di disagio
con la città che non comprendo.
Attribuisco la colpa alle voci
ma è la fatiscenza delle scale scrostate
delle piastrelle impolverate
delle griglie abusate e dei taxi
che sotto il mio sguardo
invecchiano ancora
mostrando la vergogna
che la vecchiaia porta con sè.
E’ questo mondo corroso
divorato lentamente dall’oceano
che mi inquieta…
giungo sotto il balcone
che è stato di Pessoa
e capisco quell’uomo – ora.

LISBOA (giorno primo)
11 maggio 2009

Un pensiero inatteso!
Tra le vie anguste e ombrose
in salita di ceramica
l’ho colto come un fiore
per non lasciarlo più.
Appassisce tra le mie mani
e sento spingere una lacrima.
A fatica resisto.

Perchè sento tutta questa malinconia
di fronte all’oceano?
A fatica resisto.
Mentre la vedo tra la folla,
la inseguo per possederla
la prima volta
e vorrei immaginarla per l’ultima.

Via!
Non dovevo trovarti anche qui!
ti voglio ricordo
che riaffiori un giorno lontano
per grazie di un sapore
un odore
un inspiegabile dejavu.

NON E’ SUCCESSO NIENTE
7 maggio 2009

Cambio posizione di nuovo
spostando il cuscino
sul fondo del letto.
Accendo la lampada da due euro
e la luce gialla mi sorprende.
Non sono sicuro
di aver dormito.
Sfoglio qualche libro
giacente immobile
Cioran, Cohen, Ghezzi, Pirandello
– guardiani discreti –
e penso che per superare la notte
questa notte
loro non basteranno.
In lontananza un treno stride i freni
il solito abbaiare di cani
e passi pesanti sul marciapiede.
L’orecchio sembra bionico
invece la mano trema.
Il sonno si riaffaccia
quando pensavo di aver smesso
di scrivere per curarmi.
E’ una notte rivelatrice
che tra poche ore, al risveglio
non ricorderò più.

TENDER
6 maggio 2009

Osservo il mio cane
a cui la luna piena
non fa nessun effetto
dormire con le zampe rivolte al soffitto
come un uomo stremato da troppo lavoro.

Non apre neppure un occhio
per degnarmi un briciolo di attenzione
mentre cambio stanza per fuggire
in cerca di consolazione
da un errore atavico che mi tormenta.

Vorrei che si svegliasse
perchè l’ho sempre pensato
come una protesi emotiva
ma stanotte non mi riconosce
e la luna piena
lo schiaccia a terra.

Ma quando troverò piacere
in quello che stringo tra le mani?
non voglio abbandonarmi all’idea
che il piacere risiede nella ricerca
perchè non posso continuare
a bruciare le notti come carta pesta
e consumare i giorni nell’attesa.

E’ uno stupido gioco infantile
incapace di raggiungere un risultato
e sconsolato rivolgo l’intera speranza
a un cane
alla luna irraggiungibile
alla mia sepolta tenerezza.

COSI STANNO LE COSE
30 aprile 2009

Così stanno le cose
e io non ti cercherò
perché non ne ho bisogno.
Mentre i giorni sempre uguali
finisco uno dietro l’altro
tu mi aspetti
ma se le mie parole non sono adatte
te lo spiegherò con gli occhi
e non potrai fingere di non capire
che così stanno le cose.

Senza colpe nè rimpianti
l’ennesima foglia
si è allontanata.

E se domani
incontrerò altri sguardi
spolvera una ragione
‘che ne hai sempre più di una
pronta ad ogni evenienza.
Ti chiedo scusa però
se per mia leggerezza
hai scambiato una storia normale
per qualcosa di speciale
ma così
stanno le cose.