Archive for the ‘Romance’ Category

OPENLECTURE CHIUDE
13 luglio 2009

Questo è l’ultimo post di Openlecture. Il blog chiude.
Perchè ha fatto il suo corso.
Perchè è un periodo di troppi impegni e quando scrivere due righe diventa un supplizio, non è il caso di continuare. Le letture purtroppo scarseggiano e le scritture sono meno spontanee. Infine perchè il blog influenza troppo le mie scelte legate all’uso e consumo dei libri. Voglio riacquistare la libertà di un tempo.
Grazie a tutti i lettori silenti che hanno seguito queste pagine. Non avrei immaginato all’inizio di poter raggiungere cosi tanti utenti.
Questo blog si spegne, si accenderà qualcos’altro sicuramente, non so quando e in che forma, ma ci incontreremo di nuovo – senza riconoscerci.

Ciao.

LA CASA IN COLLINA (C. PAVESE)
15 giugno 2009

Più riguardo a La casa in collina

Ora che ho visto cos’è guerra, cos’è guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: – E dei caduti che facciamo? perchè sono morti? – Io non saprei cosa rispondere. Non adesso, almeno. Nè mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero.

info sul libro

[O.L.] Non è un capolavoro come “la luna e i falò” ma poco ci manca. La vita solitaria di Corrado durante la guerra è piena di riflessioni sulla vita e la morte, con toni pacati e distaccati da intellettuale analizza le motivazioni della guerra e del cambiamento del paese in corso. In perenne fuga, freddo emotivamente, Corrado osserva e racconta, e il lettore pende dalle sue labbra, pagina dopo pagina.

BROOKLYN SENZA MADRE (J. LETHEM)
25 maggio 2009

Più riguardo a Brooklyn senza madre

Il senso di colpa è un sintomo della sindrome di Tourette? Forse. In fondo, credo che abbia qualcosa in comune con il tatto, un accenno di dita sudate. Il senso di colpa vuole coprire tute le basi, essere ovunque contemporaneamente, raggiungere il passato per lenirlo, ripulirlo, ripararlo. Come gli sfoghi orali della Tourette, il senso di colpa fluisce inutile, inelegante, passa inevitabile da un essere umano all’altro, sprezzante dei perimetri, e quanto arriva a destinazione è condannato a essere malinteso o rifiutato.

info sul libro

[O.L.]Questo è un gran romanzo. Catalogato come polizziesco-noir è una grande storia di malessere e di vita metropolitana. Lionel è una grande invenzione letteraria, non mi stupisce che ne faranno un film a breve. 300 pagine che si leggono bene, perchè Lethem è un grandissimo scrittore. Un titolo, brooklyn senza madre, stupendo che ovviamente in italia hanno pensato bene di tradurre in “testa di pazzo” in alcune edizioni. Non ce l’ho mai fatta a comprarlo fin quando nell’edizione “il saggiatore” ho trovato finalmente il titolo originale.

IL TURNO (L. PIRANDELLO)
29 aprile 2009

Immagine di Il turno

Non me n’importa, vi ripeto… Uno più, uno meno, del resto… Son filosofo, don Pepè! Cinque mogli, capite! E figuratevi perciò che selva sulla mia testa. Certe sere, mentre voi ve ne state a pensare e sospirare, di là, sul balconcino, ci ripenso, e me le sento crescere, crescere sù, sù fino al cielo… crescere, crescere… Mi pare che, a muover la testa, debba con le cime disturbare il sistema planetario…
Mi serviranno di scala, di qui a cent’anni, quando creperò. Come uno scojattolo, l’anima mia s’arrampicherà sù per i palchi di queste smisurate corna, fino al paradiso, mentre tutte le campane della Terra soneranno a gloria…

info sul libro

[O.L.] E’ il primo romanzo di Pirandello. La storia non mi ha coinvolto per niente, i matrimoni combinati della sicilia di inizio secolo sono un argomento troppo lontano dalla mia mente. Da qui però si intuisce quello che poi ha contraddistinto l’opera pirandelliana, con bellissimi dialoghi e sempre molta ironia. Direi, per amanti della commedia.

UN SOLO TIPO DI VENTO (P. ORNER)
25 marzo 2009

Immagine di Un solo tipo di vento

Naturalmente qui non abbiamo nulla che si avvicini al vostro autunno, ma io l’ho spesso immaginato. Bellissimo, ma anche violento, no? Quelle foglie, non ancora del tutto morte, strappate via dall’unica madre che abbiamo mai conosciuto, la loro presa sul ramo. Qui il sole colpisce senza posa e le piante, forse, arrivano ad aspettarselo. Ogni giorno lo stesso sole assassino. Il vostro autunno, a quanto ho letto, somiglia più a una morte improvvisa, straziante. O è un mio fraintendimento perchè mi metto nei panni della foglia?

info sul libro

[O.L.] Un romanzo molto particolare. I capitoli sono molto brevi, a volte poesie, a volte istantanee. Ambientato nel deserto della Namibia, l’autore riesce a descrivere la siccità, la sabbia, e sopratutto il tempo che non passa mai, in un modo stupefacente. Anche la lettura ad un certo punto si fa lenta, pesante, e la trama è talmente rarefatta che sembra non esistere. Non di facile lettura, ma sicuramente una originale esperienza di lettura.

AMERICANA – (DON DELILLO)
17 febbraio 2009

Immagine di Americana

Il talento è tutto. Se hai talento, nient’altro importa. Puoi anche mandare a puttane la tua vita privata nel modo peggiore, chi se ne frega. Se hai talento, ti rimane sempre di riserva. Chi ha talento sa di averlo e non c’è bisogno di altro. E’ quello a renderti quel che sei. Serve a dirti che sei davvero tu. Il talento è tutto, la sanità mentale nulla. Ne sono assolutamente convinto.

info sul libro

[O.L.] Bo… non mi è piaciuto. E quindi non condivido la miriade di commenti positivi che ho trovato su anobii. Mentre leggevo, più di una volta ho pensato, DeLillo è proprio un bravo scrittore, ma il problema è che Lui sa di esserlo, e quindi se ne parte continuamente per galassie di parole che non c’entrano nulla con la storia che sta raccontando. Una miriade di parentesi, piu o meno belle da leggere, più o meno pertinenti, ma sta di fatto che il romanzo diventa un polpettone di 400 pagine poco scorrevole e poco, molto poco, emozionale.

EASTER PARADE (R. YATES)
16 dicembre 2008

Immagine di Easter Parade
“La vuoi sapere una cosa Emily? Odio il tuo corpo. Oh, lo amo anche, presumo, o almeno Dio sa se ci provo, ma allo stesso tempo lo odio. Odio quello che mi ha fatto passare l’anno scorso… quello che mi sta facendo passare adesso. Odio le tue tettini insensibili. Odio il tuo culo e i tuoi fianchi, il modo in cui si muovono e si girano; odio le tue cosce, il modo in cui si allargano. Odio la tua vita e il tuo ventre e la tua montagnetta pelosa e il tuo clitoride e tutta la tua fica scivolosa. Damani ripeterò quest’affermazione al dottor Goldman, parola per parola, e lui mi chiederà perchè l’ho detto e io risponderò: “Perchè dovevo dirlo”. Perciò lo vedi, Emily? Lo capisci? Lo dico perchè devo dirlo. Odio il tuo corpo”. Le sue guance fremevano. “Odio il tuo corpo”.

info sul libro

[ O.L.] Mi piace molto Yates e questo romanzo, non a livelli dell’insuperabile Revolutionary Road ma buono. E’ il libro che dopo un periodo di scarsa vena aveva riportato Yates alla fama che gli spetta.

I FIORI BLU (R. QUENEAU)
1 dicembre 2008

– Tu soffri esattamente di nostalgia – disse Stef, spinto alla loquacità dall’umore taciturno del collega.
– Nostalgia? – disse Stern. – una parola che non avevo mai sentito.
– E’ voce di recente formazione, – disse Stef, dottoralmente. – Deriva da nostos e da algos. Algos vuol dire sofferenza, in greco, e nostos, sempre in greco, significa ritorno. S’applica dunque perfettamente al tuo caso.
– E tu sai da cosa sei affetto? – disse Sten. – Da logorrea.
– Logorrea? – disse Stef. – Una parola che non avevo mai sentito.
– Credo bene, – disse Stern, – l’ho inventata io in questo momento. Viene da logos e da…
– Gia, già, – disse Stef. – Ho capito.
– Sei sicuro d’aver capito bene? – domandò Sten.

info sul libro

[O.L.]L’impatto non è dei più semplici ma poi diventa una lettura fantastica. I doppi sensi, i giochi di parole, le battute si sprecano. Non so dove ho letto che qualcuno lo paragona a frankestein jr come tipo di umorismo, e credo sia un paragone azzeccato. Non aspettatevi risate a crepapelle ma è divertente. Cmq parliamo di Queneau, un grande scrittore, e infatti il libro è pieno zeppo anche di simboli e metafore che danno spessore alla lettura. Il tema è il sogno e il tempo. Ultima nota, la traduzione è di Calvino, credo l’unico in grado di tradurre un libro del genere. Nella nota finale Calvino spiega come in molti casi abbia dovuto inventare delle nuove parole o dei nuovi giochi che nel testo originale erano letteralmente intraducibili. Quindi più che una traduzione è una vera e propria riscrittura, come la figura della ragazza canadese pellerossa descritta “L’irochese ironizzata si fa irosa od irritata” ne è un esempio.

IL TERZO UOMO (G. GREENE)
20 novembre 2008

Faceva molto freddo e io mi alzai per accostare le tende della finestra. Mi sono accorto che le avevo tenuto la mano solo quando l’ho lasciata. Mentr’ero in piedi la guardai in faccia e vidi che lei guardava me. La faccia non era molto bella… il guaio era questo. Era una faccia da viverci tutti i giorni. Da uso quotidiano. Ebbi l’impressione di essere in un paese straniero di cui non conoscevo la lingua. Avevo sempre creduto che nelle donne, a piacerci, fosse la bellezza. Stavo lì, davanti alle tende, aspettando di tirarle, e guardavo fuori. Non vedevo altro che la mia faccia, che guardava di nuovo nella stanza, alla ricerca di lei.

info sul libro

[O.L.] Nasce come sceneggiatura del famoso film di O. Welles ma come dice nell’introduzione lo stesso Greene, prima di poter scrivere la sceneggiatura è necessario un buon romanzo. Questa è la genesi di questo romanzo di spionaggio ambientato nella vienna divisa in parti uguali dai russi, inglesi, francesi e americani nel dopoguerra. Non è il mio genere preferito ma mi è piaciuto molto. I colpi di scena e la suspence spingono velocemente il lettore fino alla fine in cui i personaggi, molto ben definiti psicologicamente, si incontrano nel più classico delle scene finali di genere ma senza risultare banale. A questo punto sono curioso di vedere il film.

IO E MARLEY (J. GROGAN)
4 novembre 2008

Attesi per un’altra mezz’ora prima di alzarmi e andare da lui. Non appena mi vide, il suo muso si illuminò e la coda cominciò a battere contro la scatola. Era come se stesse dicendo, Vieni, salta dentro; c’è un sacco di posto. Invece, presi la scatola con lui dentro e la trasportai in camera mia, dove la posai sul pavimento vicino alla sponda del letto. Mi sdraiai sul bordo del materasso, il braccio che penzolava nella scatola. Lì, con la mano posata sul suo fianco, sentendo la sua cassa toracica alzarsi e abbassarsi a ogni respiro, co addormentammo tutti e due.

info sul libro

[O.L.] Grazie S. per il regalo. Un’altro bestseller del momento, un’altro libro che troverete in ogni vetrina di libreria attenta alle classifiche di vendita, di conseguenza un’altro libro che ha poco da dire. A difesa della mia amica che me lo ho regalato va detto che era nella mia “lista dei desideri” perchè l’argomento mi attirava. La vita simbiotica di una famiglia con il suo cane. Il problema è che la famiglia descritta nel libro sembra quella del mulino bianco. Amore e miele che impiastra tutte le pagine e il libro sembra interminabile. Poi finisce come ci si attende dalla seconda pagina, con la morte struggente del cane e con la morale finale di quanto è bello avere un cane in famiglia. Dio mio. Se amate i cani leggete “Cuore di cane” di Bulgakov, oppure “timbuctù” di Paul Auster…. n’altra cosa.

PESO LEGGERO (O. ADAM)
28 ottobre 2008

“Tutto bene Chef? Hai l’aria assente.”
“Scusami, è che sto riflettendo, ho tanti pensieri. Oggi ho visto Marie, ci siamo detti un sacco di cose ed era tutto parecchio confuso quindi non so, comunque si è parlato di andare in vacanza tutti e quattro insieme, magari affittare una casa coi bambini, cosi. Allo stesso tempo è più forte di me, mi chiedo se sia una buona idea, che senso ha, se sarebbe giusto fare un passo indietro, se non è debolezza o vigliaccheria. Paura della solitudine o qualcosa del genere.”
“Nessuno ti ha chiesto di essere forte, Chef, non è obbligatorio. Uno deve fare quello che gli sembra giusto. Devi fare quello che senti, Chef, di tutto il resto fregatene, sono solo stronzate da rivista all’acqua di rose”.

info sul libro

[O.L.] Mi ci voleva un romanzo cosi. Semplice, breve, intenso, triste. Da un pò di tempo leggo cose che non ho scelto, questo era tra i pacchi minimum fax (che da un pò latitano) e l’ho tirato su dal mazzo senza preoccuparmi troppo. Quindi le aspettative erano inesistenti. L’ho letto e mi è piaciuto, consigliato a chi deve riprendere fiducia nella lettura dopo aver letto 4-5 libri di fila veramente insignificanti.

PAROS
6 ottobre 2008

Nella nebbiosa calura
un’isola si intravede.

Il mare rimbalza
in continuazione
e mi trasporta a tutti i mari
che ho ascoltato
prima di questo.

All’ombra di una roccia
mi chiudo a riccio
e mi addormento.

mi addormento.

Domattina
l’isola all’orizzonte
si mostrerà pienamente
e avrò una direzione
da seguire.

La malinconia è un vento perpetuo
che alza la sabbia
fin nel profondo degli occhi.

TRILOGIA DELLA CITTA’ DI K. (A. KRISTOF)
30 settembre 2008

Ho solo cinquant’anni. Se smetto di fumare e di bere, o piuttosto di bere e di fumare, potrei ancora scrivere un libro. Dei libri no, ma un libro solo forse sì. Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia. Se resto qui, non scriverò mai un libro.

info sul libro

[O.L.] DIciamolo in modo semplice: il più bel romanzo che ho letto negli ultimi mesi, tanti mesi. Un romanzo intensissimo, letto in una full immersion di due giorni. Stupenda la parte centrale, mentre la terza è in grado di capovolgere ogni certezza precostruita.
La trama è abb complessa e mette a dura prova la memoria. Lo stile secco della prima parte non permette di mollare il libro neanche un attimo. Capolavoro.

L’ANULARE (O. YOKO)
24 settembre 2008

“Pensaci bene. Trovami il tuo ricordo più doloroso, sgradevole, spaventoso”.
La sua voce era calma come al solito, ma le parole che usava si facevano progressivamente piu glaciali. Ne aveva una riserva dentro di sè, di tali parole. Anche se avessi continuato a tacere, non avrebbe desistito.
“Quando mi è saltata via la punta dell’anulare sinistro” mormorai.
“E dov’è sparita?” chiese una volta dissolta del tutto l’eco della mia voce.
“Nella gazzosa”.
“Gazzosa?”
“Si, il mio dito è rimasto incastrato in una macchina, nella fabbrica di bibite”.
“E poi?”
“E poi niente. Me ne sono rimasta imbambolata a osservare il dito che ondeggiando andava a fondo e tingeva di rosa la gazzosa.”
“Quindi il tuo anulare non tornerà mai più come prima”.
Annuii premendo la guancia contro il suo camice bianco all’altezza del petto.
Lui non aggiunse altro. Restammo senza muoverci talmente a lungo che ebbi la sensazione di essere stata trasformata in un esemplare incorporato a lui.

info sul libro

[O.L.] Una storia feticista raccontata con tranquillità zen. L’atmosfera è abbastanza perversa e fino alla fine non si capisce dove andrà a parare la trama che invece si chiude con l’ipotesi piu scontata, ma ovviamente non è lì che sta il cuore di questo racconto lungo. Il messaggio è che le persone vogliono separarsi per sempre da ciò che hanno perduto. Annullarne il ricordo anche dove è possibile. Scrittura semplice che però apre un mondo di riflessioni, stimolante.

FIRMINO (S. SAVAGE)
16 settembre 2008

Avevo appreso dalle mie letture che si possono fare cose davvero orribili quando si è annoiati, cose che fatalmente ci rendono infelici. In realtà, quelle cose si fanno proprio con l’intento di diventare infelici, in modo da non dover più essere costretti a provare noia.

info sul libro

[O.L.] Un regalo di T. (grazie, indipindentemente da quanto sto per dire :)). Non l’avrei mai comprato, perchè non compro mai libri che sono casi letterari o semplicemente tra i più venduti del momento. Per esperienza, di solito, non mi piaciono. Non è una forma di snobbismo è che ho il 100% della casistica che avvalora la mia tesi. Purtroppo questo è a discapito di Gomorra che finchè è in classifica non riesco a leggere, ma lo farò, quello lo leggerò.
Firmino. Dire sopravvalutato non rende l’idea. Come possa diventare un caso letterario un romanzo del genere è inspiegabile. Basta essere semplice e “simpatico” e nell’ultimo capitolo far scendere una lacrimuccia? Ho paura di si. Alla fine è un prodotto facilmente vendibile dalle case editrici, poi i topi vanno di moda ultimamente. Quello che mi fa rabbia è leggere le recensioni sulla quarta di copertina dei vari Baricco, Ammaniti, Parrella… ma l’avete letto? Davvero a Baricco può piacere un libro del genere?
Hanno accollato a questa favoletta dei pregi che non ha: è la voce di tutti quelli che considerano la lettura e la fantasia il cibo più prezioso per l’anima (quindi anche la mia? non mi pare). I lettori di tutto il mondo lo hanno eletto simbolo della figura emarginata (?), ma ostinata (?), che è il lettore di romanzi nella nostra società. Emarginata non mi pare visto che l’anno letto in milioni di persone, quindi si saranno anche parlate ste persone per consigliarselo immagino. Ostinata a fare che? Forse a leggere libri inutili solo perchè consigliati dal quotidiano/rivista/tv/radio di turno.
Comunque, non voglio scagliarmi su questo libricino, l’autore in fondo mi è anche simpatico, un ex professore che a 60 anni ha scritto il “libro della sua vita” non può che fare simpatia, è tutto il resto che mi fa rabbia.