INDIA (A.A. V.V.)

1 giugno 2009 - Leave a Response

Più riguardo a India. Dieci scrittori dalle nuove megalopoli

Quando gli diciamo che non avevamo mai visto uno sfondo come quello del World Trade Center, si infuria ancora di più: “Tutta la spazzatura finisce qui”, proclama. “L’india è l’immondezzaio del mondo, e Calcutta è l’immondezzaio dell’India”.
Solo in un immondezzaio del Terzo mondo nulla va perduto e tutto viene riutilizzato? E’ un’idea che fa riflettere, l’idea di un fondale terrificante come immagine riciclata, privata dai media delle ultime gocce di significato e gettata via, solo per resuscitare in un minuscolo studio fotografico di un quartiere povero in una decadente metropoli asiatica.

info sul libro

[O.L.] L’idea di questa raccolta è molto buona. Cinque racconti, sei reportage, tre fumetti, per un totale di dieci scrittori indiani che parlano della loro nazione. Il risultato, come quasi sempre accade nelle raccolte, è altalenante. Personale stroncatura per i fumetti, salvo i due racconti di Altaf Tyrewala e la sezione dei reportage, sicuramente la meglio riuscita. Molto belli “la terra dei bong” e “bambini”. E’ strano come nei reportage ci sia un apparente maggior distacco dalla realtà, cosa che invece non succede nei racconti, tutti molto freddi e iper-realistici. Ovviamente super consigliato a chi andrà in India tra poco tempo e chi ama quella nazione.

NULLA

28 maggio 2009 - Leave a Response

Il letto è in un angolo
del mondo
che la luce è in grado
solo di immaginare.
Una foto sul tavolo
ci raffigura a colori
e nasconde – sotto di sè –
una scatola di pastiglie.
Nella stanza
il silenzio è un ronzio perpetuo
di un frigo malfunzionante.

Mi chiedo come tu riesca a
fuggire
quando il terrore ti coglie
in uno spazio cosi angusto.
Come puoi continuare
anche quando capisci che la notte
sarà interminabile?
La solitudine è un azzardo
testardo.

Ti ritiri dentro un film
apri una scatola, un pacchetto,
una bottiglia
pensi che in fondo
non c’è nulla per cui preoccuparsi
ma
non riesci a farne a meno.

Sei la fortuna di molti
e la tua maledizione
sei la bontà che si odia
e la morale che si suicida.
Sei molto e non ti basti
sei nulla
nulla
nulla.

STATI DI CINEMA. FESTIVAL OSSESSIONE. (E. GHEZZI)

27 maggio 2009 - 3 Risposte

Più riguardo a Stati di cinema

E’ assurdo che i festival non si svolgano in tv (e ora in rete)

Ogni film ti mostra che per dire una vita bastano e avanzano due ore, e per dire un istante non bastano trenta ore.

“Sono nata solo perchè quella sera tu e mia madre avevate acceso la televisione e c’era un film di Antonioni”

info sul libro

[O.L.] Una raccolta di articoli del buon Ghezzi (Dio lo benedica per aver inventato Blob) che ruotano attorno al tema del festival di cinema, da Cannes a Venezia passando per Berlino e Locarno. Sono per lo più appunti presi in loco, scritti in ghezziano. A volte fa ridere, a volte viene voglia di dar fuoco alla pagina. La ricerca continua di una contrazione linguistica o di un aggettivo che solo un cinefilo incallito può capire può apparire snervante. Quando si leggono cinque capitoli di fila appare l’immagine di FUORI ORARIO. Un ghezzi in canotta che parla fuori-sincro. E quello è il momento di abbandonare il libro.

BROOKLYN SENZA MADRE (J. LETHEM)

25 maggio 2009 - Leave a Response

Più riguardo a Brooklyn senza madre

Il senso di colpa è un sintomo della sindrome di Tourette? Forse. In fondo, credo che abbia qualcosa in comune con il tatto, un accenno di dita sudate. Il senso di colpa vuole coprire tute le basi, essere ovunque contemporaneamente, raggiungere il passato per lenirlo, ripulirlo, ripararlo. Come gli sfoghi orali della Tourette, il senso di colpa fluisce inutile, inelegante, passa inevitabile da un essere umano all’altro, sprezzante dei perimetri, e quanto arriva a destinazione è condannato a essere malinteso o rifiutato.

info sul libro

[O.L.]Questo è un gran romanzo. Catalogato come polizziesco-noir è una grande storia di malessere e di vita metropolitana. Lionel è una grande invenzione letteraria, non mi stupisce che ne faranno un film a breve. 300 pagine che si leggono bene, perchè Lethem è un grandissimo scrittore. Un titolo, brooklyn senza madre, stupendo che ovviamente in italia hanno pensato bene di tradurre in “testa di pazzo” in alcune edizioni. Non ce l’ho mai fatta a comprarlo fin quando nell’edizione “il saggiatore” ho trovato finalmente il titolo originale.

F.

21 maggio 2009 - Leave a Response

“Durante lo scorso inverno
ho scoperto il valore
profondo dell’amicizia”

I bicchieri si alzano al cielo
e noi ci guardiamo
proprio tutti
negli occhi.
L’uno fin dentro l’altro
ripassiamo mentalmente
in coro silenzioso
la frase appena nata di
F.

Non conta per quanto tempo
da domani non sarà più seduto
a questa tavola.
Non ci sarà.
Semplicemente.
Fino a dileguarsi nei ricordi e
nei nuovi incontri
per risorgere prima o poi
come un fiore
o morire sottoterra
come un cane tanto amato.

QUADERNI (E.M. CIORAN)

19 maggio 2009 - Leave a Response

Più riguardo a Quaderni 1957-1972

E’ significativo che Dostoevskij non lo attragga. C’è qualcosa di più rivelatore e compromettente? Quale miglior prova di povertà spirituale?

Il peggior tipo di uomo è quello che da sveglio mostra gli stessi caratteri che si riscontrano in lui quando sogna.

Si può amare chiunque tranne il prossimo.

Due uomini che fanno la stessa cosa sono virtualmente nemici. Uno scrittore può ammirare sinceramente un torero ma non un collega.

La macchina è stata inventata per poter andare più in fretta, ed ecco che in città è diventata un fattore di immobilità. Prima o poi tutto ciò che l’uomo inventa, qualsiasi congegno, finisce col negare la sua funzione primitiva. Potremmo chiamare il fenomeno “tradimento degli oggetti”.

Ascoltare la pioggia è un’operazione che basta a se stessa.

info sul libro

[O.L.] Che in primavera mi venga voglia di leggere Cioran anche di giorno e non solo prima di dormire… è preoccupante. Oltrepassata pagina 750.

UN VAMPIRO (L. CAPUANA)

18 maggio 2009 - 9 Risposte

Più riguardo a Un vampiro

La mattina, andando via, Mongeri non pensava soltanto che gli scienziati hanno torto di non voler studiare da vicino casi che coincidono con le superstizioni popolari, ma tornava a ripetersi mentalmente quel che aveva detto due giorni avanti al suo amico: Non sposerei una vedova per tutto l’oro del mondo.

info sul libro

[O.L.] Un racconto che Capuana scrisse in regalo a Lombroso. E’ un dialogo tra uno scienziato e un poeta: il primo, ovviamente scettico, non crede all’incredibile storia che il secondo gli sta raccontando, fin quando decide di seguirlo… Non è niente di speciale questo racconto, fa solo parte delle cose che sto raccogliendo quà e là sui vampiri. Non mi sto fissando sull’argomento, è solo una breve ricerca per un progetto collaterale che sto seguendo (diventare un vampiro?).

LISBOA (giorno terzo)

14 maggio 2009 - Leave a Response

Una grassa donna nera
si siede al mio fianco
diretta a Oeiras.
Sapore di zucchero filato.
Parla in continuazione al
telefono
una chiamata dopo l’altra
non si ferma mai.

Vorrei dormire
ma la sua grassa voce
mi spinge l’attenzione
su binari sconosciuti.

Non vivrò mai a Lisbona
è finito il tempo in cui
ogni città straniera
mi regalava futuri fantasiosi.

Non vivrò mai a
Lisbona
e di illusioni
oceaniche.

Lascio il treno e la
donna in attesa
di ripartire o
di una nuova chiamata.
Scrivo due righe di commiato
perchè tenere un diario
supporta il mio
sviluppo.

Così mi piace
credere
cosi mi piace
viaggiare.

LISBOA (giorno secondo)

13 maggio 2009 - Leave a Response

Il cielo è grigio cupo
ma sotto di esso
Lisbona mostra un sorriso
di muri bianchi
e vetrine ripiene di nata.
Solo vago per le vie più affollate
in uno sconosciuto stato di disagio
con la città che non comprendo.
Attribuisco la colpa alle voci
ma è la fatiscenza delle scale scrostate
delle piastrelle impolverate
delle griglie abusate e dei taxi
che sotto il mio sguardo
invecchiano ancora
mostrando la vergogna
che la vecchiaia porta con sè.
E’ questo mondo corroso
divorato lentamente dall’oceano
che mi inquieta…
giungo sotto il balcone
che è stato di Pessoa
e capisco quell’uomo – ora.

LISBOA (giorno primo)

11 maggio 2009 - Leave a Response

Un pensiero inatteso!
Tra le vie anguste e ombrose
in salita di ceramica
l’ho colto come un fiore
per non lasciarlo più.
Appassisce tra le mie mani
e sento spingere una lacrima.
A fatica resisto.

Perchè sento tutta questa malinconia
di fronte all’oceano?
A fatica resisto.
Mentre la vedo tra la folla,
la inseguo per possederla
la prima volta
e vorrei immaginarla per l’ultima.

Via!
Non dovevo trovarti anche qui!
ti voglio ricordo
che riaffiori un giorno lontano
per grazie di un sapore
un odore
un inspiegabile dejavu.

NON E’ SUCCESSO NIENTE

7 maggio 2009 - Leave a Response

Cambio posizione di nuovo
spostando il cuscino
sul fondo del letto.
Accendo la lampada da due euro
e la luce gialla mi sorprende.
Non sono sicuro
di aver dormito.
Sfoglio qualche libro
giacente immobile
Cioran, Cohen, Ghezzi, Pirandello
– guardiani discreti –
e penso che per superare la notte
questa notte
loro non basteranno.
In lontananza un treno stride i freni
il solito abbaiare di cani
e passi pesanti sul marciapiede.
L’orecchio sembra bionico
invece la mano trema.
Il sonno si riaffaccia
quando pensavo di aver smesso
di scrivere per curarmi.
E’ una notte rivelatrice
che tra poche ore, al risveglio
non ricorderò più.

TENDER

6 maggio 2009 - Leave a Response

Osservo il mio cane
a cui la luna piena
non fa nessun effetto
dormire con le zampe rivolte al soffitto
come un uomo stremato da troppo lavoro.

Non apre neppure un occhio
per degnarmi un briciolo di attenzione
mentre cambio stanza per fuggire
in cerca di consolazione
da un errore atavico che mi tormenta.

Vorrei che si svegliasse
perchè l’ho sempre pensato
come una protesi emotiva
ma stanotte non mi riconosce
e la luna piena
lo schiaccia a terra.

Ma quando troverò piacere
in quello che stringo tra le mani?
non voglio abbandonarmi all’idea
che il piacere risiede nella ricerca
perchè non posso continuare
a bruciare le notti come carta pesta
e consumare i giorni nell’attesa.

E’ uno stupido gioco infantile
incapace di raggiungere un risultato
e sconsolato rivolgo l’intera speranza
a un cane
alla luna irraggiungibile
alla mia sepolta tenerezza.

BAMBI CONTRO GODZILLA (D. MAMET)

4 maggio 2009 - Leave a Response

Immagine di Bambi contro Godzilla

Il film perfetto è il film muto, proprio come la sequenza perfetta è quella muta. Nel racconto cinematografico, il dialogo è inferiore all’immagine. Innanzitutto, come sappiamo, un’immagine vale mille parole; la giustapposizione di immagini è geometricamente più efficace. Se un regista o uno sceneggiatore vuole capire se una scena funziona, può eliminare il dialogo e vedere se riesce ancora a comunicare la sua idea al pubblico.
L’antica saggezza teologica la mette in questi termini: “Predica Cristo costantemente… e se proprio devi, usa le parole”.

info sul libro

[O.L.] Mamet è un regista e sceneggiatore. Suo ho visto solo Hollywood, Vermount e l’ho trovato davvero interessante. Ho un bel ricordo. Questo saggio però non mi ha convinto. Sopratutto i primi capitoli sono una critica al mondo in cui mangia e risulta parecchio noioso. La parte migliore è quella centrale, dove elargisce consigli su come scrivere una sceneggiatura, sul montaggio, su come scegliere gli attori… insomma quando parla del suo lavoro diventa interessante.
Ottima è anche la lista finale di titoli di film da vedere.

COSI STANNO LE COSE

30 aprile 2009 - Leave a Response

Così stanno le cose
e io non ti cercherò
perché non ne ho bisogno.
Mentre i giorni sempre uguali
finisco uno dietro l’altro
tu mi aspetti
ma se le mie parole non sono adatte
te lo spiegherò con gli occhi
e non potrai fingere di non capire
che così stanno le cose.

Senza colpe nè rimpianti
l’ennesima foglia
si è allontanata.

E se domani
incontrerò altri sguardi
spolvera una ragione
‘che ne hai sempre più di una
pronta ad ogni evenienza.
Ti chiedo scusa però
se per mia leggerezza
hai scambiato una storia normale
per qualcosa di speciale
ma così
stanno le cose.

IL TURNO (L. PIRANDELLO)

29 aprile 2009 - Leave a Response

Immagine di Il turno

Non me n’importa, vi ripeto… Uno più, uno meno, del resto… Son filosofo, don Pepè! Cinque mogli, capite! E figuratevi perciò che selva sulla mia testa. Certe sere, mentre voi ve ne state a pensare e sospirare, di là, sul balconcino, ci ripenso, e me le sento crescere, crescere sù, sù fino al cielo… crescere, crescere… Mi pare che, a muover la testa, debba con le cime disturbare il sistema planetario…
Mi serviranno di scala, di qui a cent’anni, quando creperò. Come uno scojattolo, l’anima mia s’arrampicherà sù per i palchi di queste smisurate corna, fino al paradiso, mentre tutte le campane della Terra soneranno a gloria…

info sul libro

[O.L.] E’ il primo romanzo di Pirandello. La storia non mi ha coinvolto per niente, i matrimoni combinati della sicilia di inizio secolo sono un argomento troppo lontano dalla mia mente. Da qui però si intuisce quello che poi ha contraddistinto l’opera pirandelliana, con bellissimi dialoghi e sempre molta ironia. Direi, per amanti della commedia.